ALLA BIBLIOTECA ISIAO DI ROMA, CON VALTER D’ANGELO IN VIAGGIO SINO AI MONTI DEL DRAGO DI GIADA
Il racconto di Valter D’Angelo fatto di reportage filmati sarà presentato il 15 Dicembre alla Biblioteca IsIAO (Sala Macchia) Biblioteca Centrale di Roma alle ore 15,30, col titolo appunto ‘Una finestra su popoli e tradizioni della frontiera Sino-Tibeto-Birmana”, dalla ricercatrice Michela Clemente del dipartimento ISO e un’ introduzione storico culturale sullo Yunnan di Francesco Cosentino.
Seguirà un ampio dibattito animato da esperti e relatori.
Manager del sistema bancario internazionale, Valter D’Angelo ha negli anni nutrito una forte passione per il viaggio e la fotografia di popolazioni mondiali in via di scomparsa, così in profondità e competenza da ottenere importanti riconoscimenti pubblici nella stessa Cina per i tre reportage che a molti anni dalla realizzazione e premiazione ora vengono ufficialmente presentati in Italia.

Si tratta di filmati dedicati alla conoscenza dell’ambiente, degli usi, costumi, tradizioni dei gruppi etnici p resenti nella regione dello Yunnan, all’estremo sud della Repubblica Popolare Cinese, ai confini con Birmania, Laos e Vietnam.
I documentari di Valter D’Angelo raccontano di un area dove sono concentrate ben 24 minoranze etniche, ognuna con una propria lingua, cultura e religione che nulla hanno a che vedere con la razza Han che in maggioranza popola la Cina. I filmati sono stati realizzati durante due viaggi organizzati dall’autore nel 1987 e nel 1990. Questi, grazie a particolari permessi sia delle autorità centrali che locali e della polizia, ha avuto l’opportunità di accedere a luoghi allora preclusi agli stranieri e di poter riprendere le immagini con una telecamera super 8.
Ne sono nati documenti di particolari momenti della vita quotidiana che colgono l’essenza e lo spirito di quelle genti, ora che la trasformazione della società cinese e l’apertura di quei luoghi al turismo hanno portato alla perdita di quella straordinaria unicità di quel vissuto che, ricorda D’Angelo, era stato protetto da un secolare isolamento. Così i filmati sono assurti ad archivio storico, memoria di momenti di vita e contesti, assieme una memoria e un omaggio alle popolazioni di quell’angolo di mondo.
Eccoli nel racconto di Valter D’Angelo.
Le genti Bai e il Lago Er Hai
Popolo di un milione di persone, i Bai vivono prevalentemente attorno al lago Er Hai a circa duemila metri di quota, sono di antichissime origini, subirono la conquista i Gengiz Khan e i luoghi furono visitati da Marco Polo e ricordati nel Milioni. Nel filmato una funzione religiosa celebrata da sole donne e la rara rappresentazione di un complesso di anziani musicanti che suonano musica dell’epoca Tang (600-1000 dc).
La regione dei Naxi e il Lago Luku patria dei Mosu
Ai piedi dello Yulongxue Shan, la catena dei Monti del Drago, a oltre 2 50 metri quota sorge l’antichissina cittadina di Lijiang abitata dai Naxi. Una popolazione che da oltre 10 secoli ha codificato tradizioni, storia, geografia, filosofia, astrononomia, letteratura e medicina, mentre solo in Dongba, autentici sciamani sacerdoti sono in grado di interpretare la loro lingua geroglifica vivente. Nel filmato la lettura di un codice e l’incontro con un anziano medico, depositario dell’antica medicina.
Attorno al Lago Luku, limpidissimo e meraviglioso, isolati in un paesaggio di impervie montagne e gole profonde ai confini del Sichuan vivono i Mosu, poche centinai di individui riuniti in 7 villaggi.. Hanno una propria lingua e praticano il libero amore con i figli che appartengono alla famiglia della donna. Vige il matriarcato, e discendenza e proprietà vanno per linea materna.
Xishuangbanna, un piccolo paradiso tropicale, tra belle ragazze e piccoli bonzi
La regione è ai confini di Laos, Birmania e Vietnam, attraversata dal Mekong e sino a 40 anni fa vi erano praticati schiavismo, sacrifici umani, mentre tagliatori di testa e distese coltivate a papaveri da oppio infestavano la zona. Ora sembra diventata la regione della felicità, con 10 etnie e metà delle specie zoologiche e botaniche cinesi dove i Dai hanno saputo p rese rva re l’ecosistema tropicale e rinunciare alla deforestazione. La coltivazione di un tè, il Pu’erh, dalle straordinarie proprietà benefiche viene considerato l’elisir di lunga vita di questo paradiso dove le ragazze sono bellissime, molto aggraziate nei movimenti, elegantissime tanto che, pur essendo lontani da modernità e contatti col mondo occidentale, per le vie dei villaggi Dai sembra di essere ad una sfilata di moda.