Come sovente accade nelle storie del vino, il c’era una volta trova concretezza in un’idea che si radica nella terra. In questo caso ci troviamo tra i 200-350 m slm a partire dalla costa sud occidentale della Sicilia. Qui, su tre vigneti eletti, che coprono una superficie di circa 6 ettari, si trova la culla che custodisce le uve Nero d’Avola del Cartagho, vino che già dal nome vuole essere un tributo alla storia e alle tradizioni dell’isola, ma che si proietta verso il tempo futuro grazie al suo potenziale di invecchiamento. Come ogni racconto che si rispetti anche qui non manca una storia d’amore: quella dei vigneron di Menfi verso la loro terra e i suoi fortunati frutti.
Per la realizzazione di Cartagho è stata creata una comunità nella comunità: 4 viticoltori che condividono la visione di Mandrarossa e seguono un protocollo agronomico particolare volto alla salvaguardia di un altrettanto particolare ecosistema che garantisce la produzione di uve straordinarie.
I vigneti che danno origine a questo vino icona si distinguono per i loro terreni argilloso calcarei in cui si ritrova un substrato sabbioso. Queste componenti forniscono ai vini da un lato struttura dall’altro eleganza e complessità. Altra particolarità risiede nell’ubicazione. Con un’esposizione a sud-sud ovest, le vigne di Cartagho godono sia dei venti caldi di Scirocco, che giungono dal mare nel mese di maggio, favorendo il germogliamento e creando un ambiente avverso allo sviluppo fungino, sia delle correnti fresche che arrivano dal bosco Magaggiaro, che con la sua estensione crea un vero e proprio polmone verde andando a favorire l’escursione termica.
Un’oasi viticola unica a cui vengono dedicate cure speciali volte a mantenere intatte queste caratteristiche pedoclimatiche e a favorire il buono stato di salute delle viti che oggi contano un’età media di 20 anni.