In questo sito possono essere usati cookie per garantire una ottimale fruizione dei suoi servizi.

Italian Wines and Spirits
Menu

Select your language

Select your language

Il sistema informatico di ITALIANWINESANDSPIRITS.COM  e ENOPRESS.IT  ci consentono di ricevere e pubblicare i comunicati in tutti i loro elementi: testo, foto, immagini, link, video, ecc. Per agevolarne l'inserimento si prega di seguire questi SUGGERIMENTI

Tra Ortona e la Maiella, sei generazioni della Famiglia Di Carlo raccontano una storia di vino biologico e visione che dura da quasi duecento anni

0.ENOPRESS WINE SPECIAL

C'è una lettera, datata 13 dicembre 1830, che racconta più di qualsiasi scheda tecnica. La scrisse Camillo Di Carlo a suo padre, per comunicargli che i vini di famiglia erano destinati alle tavole del Granducato di Toscana e della Savoia. Da quel foglio ingiallito parte una storia che attraversa sei generazioni e arriva fino ad oggi, fino ai 350 ettari che la Famiglia Di Carlo coltiva tra Ortona, Crecchio e Caldari, nel cuore della provincia di Chieti, la più vitata d'Italia in proporzione alla superficie.

È qui che nasce VignaMadre, il marchio attraverso cui l'azienda interpreta l'autenticità dei vitigni abruzzesi — Trebbiano, Pecorino, Montepulciano — con un'attenzione che va dalla vigna alla cantina e che, negli ultimi trent'anni, ha preso una direzione tutta sua: quella del biologico vissuto non come etichetta di marketing, ma come scelta di vita.

Una genealogia che si misura in secoli, non in anni

La vocazione vitivinicola della famiglia non nasce nel 1830, ma quella data ne è la prima testimonianza scritta. Le radici produttive affondano già nel 1795, con Nicolò Di Carlo, capostipite di una visione agricola fondata sull'osservazione della natura. Suo figlio Camillo rafforza quell'impostazione, e proprio la sua lettera del 1830 diventa, nel racconto di famiglia, un piccolo manifesto di integrità e lungimiranza.

Da lì il filo non si interrompe più: nel 1888 Nicola Di Carlo amplia la proprietà e ne definisce la struttura produttiva; nel 1912 Camillo fonda il ramo aziendale di Villa Caldari; nel 1940 Tommaso porta la viticoltura verso standard più elevati. Poi arriva Giannicola, nato nel 1965, quarta generazione, e con lui la storia prende una piega radicale.

Nel 1991 Giannicola firma la conversione totale al biologico su scala aziendale, tra le prime in Italia. Non fu, a quanto racconta lui stesso, una scelta commerciale ma una risposta a un dolore privato trasformato in scelta etica, anticipando di decenni un percorso che nel settore vitivinicolo nazionale sarebbe diventato mainstream solo molto più tardi. Già tra il 1989 e il 1990, insieme ad altri cinque agronomi visionari, Giannicola aveva contribuito a tracciare le prime linee guida della viticoltura biologica in Abruzzo, partecipando poi alla definizione del Regolamento CEE 2092/91, il testo che ha sancito il biologico in Italia e in Europa.

Oggi l'azienda è guidata insieme ai figli Federico e Daniele, che hanno introdotto una dimensione più contemporanea senza spezzare il filo della memoria familiare. Federico, diventato padre alla fine del 2024 di Tommaso, ha visto dedicato al figlio un metodo classico dosaggio zero che porta il nome "1711" — la data in cui Giannicola è diventato nonno.

Un territorio scolpito tra mare e montagna

La geografia in cui si muove VignaMadre è quasi un paradosso felice: i vigneti distano appena quattro chilometri dal mare Adriatico e una trentina di chilometri dalle nevi della Maiella e del Gran Sasso. Già nel 594 d.C. Papa Gregorio Magno aveva indicato le terre di Ortona come una delle zone più vocate alla coltivazione della vite, crocevia di commerci che dal porto abruzzese salpavano verso le Venezie. La natura, si potrebbe dire, lo aveva capito molto prima che arrivassero le certificazioni.

I vigneti si distendono tra i 200 e i 300 metri di quota, lasciandosi attraversare dal vento. I suoli — calcarei, argillosi, a tratti ricchi di scheletro — trattengono l'acqua come un segreto e la restituiscono alle radici nei periodi più aridi. Le forti escursioni termiche tra giorno e notte, unite a una buona ventilazione, garantiscono un microclima che gli stessi Di Carlo definiscono quasi miracoloso per la qualità delle uve.

Dei 350 ettari complessivi, circa 150 sono dedicati ai vini rossi, 150 ai gialli e agli spumanti, 50 ai rosati, per una produzione che si attesta intorno al milione di bottiglie. Solo la porzione di proprietà nelle colline di Ortona conta circa sessantacinque ettari e quasi 450 mila bottiglie, in un borgo da cui prende avvio la Costa dei Trabocchi.

Il biologico prima che fosse di moda

Quando il mondo non parlava ancora di sostenibilità, la Famiglia Di Carlo aveva già scelto da che parte stare. Furono tra i primi in Abruzzo ad adottare la confusione sessuale contro la Lobesia botrana — la tignola della vite — rinunciando agli insetticidi e affidandosi a capsule di feromoni calibrate su esposizione, vento e orografia: circa 300 per ettaro. Un metodo che richiese anni prima di essere accettato dal resto del settore, ma che oggi restituisce vigneti capaci di autodifendersi senza ricorrere a pesticidi invasivi.

Parallelamente, l'azienda ha condotto un lavoro pionieristico su varietà di lupino in grado di fissare l'azoto atmosferico, rigenerare i terreni senza interventi chimici e stabilizzare i pendii collinari — un lavoro scientifico portato avanti in collaborazione con università italiane e internazionali, fatto di pazienza e osservazione più che di scorciatoie.

Nel 1991 l'azienda ottiene la prima certificazione biologica europea. Sei anni più tardi, nel 1997, nasce quella che viene presentata come la prima cantina europea costruita secondo i principi della bioarchitettura: impianti elettrici schermati dai campi magnetici, materiali naturali, musicoterapia in alcune aree di lavoro, tecniche produttive a basso impatto. La forma di allevamento più diffusa resta la pergola abruzzese, che secondo Giannicola in certe annate supera persino il filare: ombreggia il suolo, trattiene l'umidità, protegge le piante dallo stress idrico.

Non è un dettaglio da poco che, negli anni di Fernando Alonso e Felipe Massa, anche la Scuderia Ferrari di Formula Uno abbia scelto di affiancare i propri progetti green a quelli dell'azienda abruzzese — una conferma, raccontano in famiglia, che innovazione e tradizione possono correre alla stessa velocità.

Il Vigneto Bio-Dinamico Energetico: quando i colori parlano alle piante

Se c'è un elemento che distingue VignaMadre da qualsiasi altra cantina italiana, è il Vigneto Bio-Dinamico Energetico, un brevetto della famiglia che intreccia agronomia, cromoterapia e studi sulla bio-comunicazione vegetale. L'idea di fondo è che le piante comunichino tra loro attraverso le sinapsi vegetali delle radici, una rete sotterranea che funziona quasi come un internet naturale.

Nei filari, i pali di sostegno non sono neutri: sono colorati secondo i sette colori dei Chakra — rosso, arancione, giallo, verde, azzurro, indaco, violetto. Secondo la filosofia aziendale, questo spettro cromatico stimola le sinapsi vegetali delle piante, attira insetti utili migliorando l'impollinazione, e attiva un campo energetico che si tradurrebbe in maggiore vitalità del terreno, biodiversità e frequenze positive su piante, frutti, persone e animali.

Un esempio concreto è il progetto dedicato al vino Becco Reale, ispirato alla beccaccia, uccello migratore che nidifica vicino a Chernobyl e che fu contaminato dall'esplosione del reattore. Il vigneto a essa dedicato lavora con i pali colorati dei Chakra: secondo Giannicola, le piante percepirebbero di vivere in un ambiente sano e attiverebbero un meccanismo intracellulare che porterebbe i tralci a crescere in media uno o un centimetro e mezzo più a lungo rispetto allo standard. Restano, ovviamente, affermazioni che appartengono alla filosofia produttiva dell'azienda più che a protocolli scientifici validati su scala più ampia, ma che danno la misura di quanto la ricerca di un'identità diversa sia centrale nel racconto di VignaMadre.

Tra anfore, bosco e vinoterapia

L'attenzione sensoriale dell'azienda non si esaurisce in vigna. Già dagli anni Novanta la proprietà ospitava una spa dedicata alla vinoterapia, tra le prime in Italia a introdurre cosmetici a base di cellule staminali di Vitis vinifera, polifenoli ed estratti di lievito — un'estensione naturale dell'idea che il vino sia insieme piacere per il palato e beneficio per la pelle.

Da circa un anno e mezzo l'azienda ha allestito una sala con anfore lavorate a mano, dove una volta al mese vengono organizzati eventi con musica, piatti e vini in abbinamento, pensati anche per avvicinare un pubblico più giovane al mondo del vino. In un bosco di proprietà — un ecosistema con lago e grotte naturali che la famiglia definisce "ancestrale" — alcune bottiglie affinano lontano dalla cantina, in un ambiente incontaminato che diventa parte integrante dell'esperienza produttiva. Qui nascono anche vini ancestrali rifermentati in bottiglia e vini in anfora senza solfiti aggiunti, ottenuti con fermentazioni spontanee a partire da lieviti indigeni.

Accanto alla cantina si trova inoltre Villa Fania, un relais con ristorante immerso tra le vigne, pensato per accogliere chi voglia vivere il territorio oltre il semplice assaggio.

I vini: una mappa di oltre trenta etichette

Tra il marchio VignaMadre e la linea personale firmata da Giannicola Di Carlo, l'offerta complessiva conta oltre trenta etichette distribuite in tredici linee diverse, pensate per rispecchiare temperamenti, tecniche e intenzioni differenti: dai vini quotidiani e immediati alle interpretazioni più radicali del territorio, fino ai progetti sperimentali che uniscono fermentazioni spontanee, anfore, cemento e pratiche a basso intervento.

Tra le numerose etichette abbiamo avuto il piacere di assaggiare alcuni vini delle linee “KRIYA” e “IAVA”. Entrambe rifiutano l'uso del legno in favore dell'acciaio per preservare la purezza del vitigno, ma si distinguono nettamente per concept, certificazioni e sfumature sensoriali.

LINEA KRIYA | La Consapevolezza e la Filosofia BioVegan

Nel cammino dello Yoga, il Kriya rappresenta l'azione consapevole, la pratica che favorisce l'evoluzione spirituale: la Famiglia Di Carlo ha scelto questo simbolo per raccontare la capacità dei propri vini di svilupparsi in perfetta sintonia con la Natura. Spicca come una gamma di vini biologici e certificati BioVegan (ottenuti senza coadiuvanti di origine animale), giovani ed esuberanti, dotati di grinta, pulizia e carattere, vinificati solo in acciaio per una beva immediata e sincera.

0.Kriya pecorino

KRIYA BIOVEGAN – PECORINO TERRE DI CHIETI IGP 2025

Un classico vino rappresentativo del territorio abruzzese. Si presenta con un bel giallo paglierino luminoso, attraversato da vividi riflessi verdolini che ne sottolineano l'assoluta giovinezza e freschezza.

Il naso è intenso, pulito e tipicamente varietale. Spiccano i sentori di frutta a polpa bianca croccante, come la mela verde e la pera, subito accompagnati da una sferzata agrumata che ricorda il bergamotto o il pompelmo. In sottofondo emergono delicate sfumature di erbe aromatiche della macchia mediterranea (salvia, timo) e un accenno di fiori di campo e ginestra sul finale.

In bocca è estremamente dinamico. Colpisce subito per una spiccata acidità citrina che dona una piacevole sensazione di croccantezza e verticalità alla beva. Nonostante la freschezza affilata, il sorso non è mai vuoto; il vitigno garantisce una spalla acida ben supportata da una buona struttura e da una decisa scia sapido-minerale. Il finale è asciutto, persistente e lascia una bocca pulitissima con un tipico, piacevole ritorno agrumato e ammandorlato. Molto gastronomico.

0.kriya cerasuolo

KRIYA BIOVEGAN – CERASUOLO D'ABRUZZO DOC 2025

Lontano dai rosati pallidi "stile provenzale", si presenta nel calice fedele alla più pura tradizione abruzzese: un colore rosa cerasuolo brillante, vivo, arricchito da giovanili sfumature violacee sull'unghia.

L'impatto al naso è diretto, fresco e marcatamente fruttato. Spiccano piccoli frutti rossi freschi, in particolare la ciliegia marasca e la fragolina di bosco seguiti da sfumature floreali delicate di fiori bianchi e una leggerissima e curiosa nota tropicale (che ricorda la banana).

In bocca stupisce per la sua duplice natura, tipica del vitigno Montepulciano vinificato in rosa. Ingresso morbido e avvolgente, quasi polposo, con un residuo zuccherino millimetrico (intorno ai 5 g/l) che ne smussa le spigolosità. Esplode una bellissima freschezza acida combinata a una trama minerale/sapida che pulisce perfettamente il palato. Ha una media struttura che dà corpo alla beva, chiudendo con una persistenza fruttata e pulita.

0.kriya montepulciano

KRIYA BIOVEGAN – MONTEPULCIANO D'ABRUZZO DOC 2025

Il grande protagonista del panorama vitivinicolo abruzzese viene qui proposto in una veste più semplice, diretta e vinificata solo in acciaio. Il risultato è un rosso rubino intenso (13% vol.) impreziosito da riflessi violacei sull'unghia che testimoniano la vibrante giovinezza del vino.

L'impatto olfattivo è avvolgente e generoso, tipicamente improntato sui sentori di frutta rossa e nera matura. Si riconoscono chiaramente la prugna, la amarena e la mora di rovo. Al frutto si integrano sfumature terrose delicate, note di radice di liquirizia e un leggero tocco di pepe nero sul finale.

Al palato sfoggia un corpo rotondo, riempie il palato con una polpa fruttata densa e coerente con quanto percepito al naso. La trama tannica è presente, tipica del vitigno, ma si rivela ben lavorata e levigata, senza spigolosità eccessive. Una piacevole acidità di fondo e una buona sapidità mantengono il sorso dinamico. Il finale è lungo, caldo e giustamente asciutto, con un ritorno di frutti di bosco e spezie dolci. È un vino costruito per una beva immediata senza perdere la riconoscibilità del vitigno.

LINEA IAVA | L'Energia Primordiale e la Forza Minerale

Se la linea “Kriya” si ispira alla consapevolezza del movimento e dello yoga, la Linea "Iava" compie un passo ulteriore verso le radici biologiche e ancestrali, focalizzandosi interamente sulla forza minerale della terra. Il nome stesso richiama visivamente la materia, il calore e l'energia primordiale: l'intera gamma è infatti ispirata agli elementi minerali preziosi del suolo, concetto ripreso cromaticamente anche nei colori vivaci e netti delle etichette, dove il terroir calcareo di Ortona e Chieti emerge in tutta la sua potenza e freschezza croccante. Certificazione Biologica e Vegan: Agricoltura pulita che ripudia la chimica sistemica, con doppia certificazione e assenza di chiarificazioni invasive.

0.iava pecorinaio

IAVA PECORINO TERRE DI CHIETI IGP 2025

Un bianco biologico di grandissima energia ed evoluzione, che rappresenta un passo avanti in complessità e struttura.

Vestito di un giallo paglierino brillante con riflessi caldi che richiamano i toni del bronzo e del rame. Il profilo olfattivo offre nitidi sentori di frutta a polpa gialla (pesca nettarina, nespola) e una nota agrumata dolce, che ricorda la scorza di limone. Si percepisce una piacevole scia floreale di ginestra e mimosa, accompagnata sul finale da sfumature di camomilla. In bocca si rivela un vino di ottima beva, dove la freschezza e la rotondità cercano un equilibrio continuo; la mineralità gioca un ruolo chiave in un profilo luminoso sostenuto da una freschezza dinamica. Il finale è asciutto, pulito e persistente, con un retrogusto tipicamente ammandorlato (mandorla amara) che prolunga la piacevolezza del sorso.

0.iava cerasuolo

IAVA CERASUOLO D'ABRUZZO DOC 2025

Il colore rosa cerasuolo è intenso, luminoso e sfolgorante, quasi un "rubino scarico".

Al naso è una spremuta di piccoli frutti rossi, esplodono lampone, fragola, visciola e melograno, accompagnati da sfumature floreali di ciclamino e rosa rossa, arricchite da un finissimo accenno di mandorla fresca e una nota minerale che ricorda la pietra bagnata.

In bocca si rivela un vino di grande carattere e versatilità. Il sorso è pieno, avvolgente, succoso, ha una materia solida che avvolge il palato, ma ciò che colpisce maggiormente è l’equilibrio tra struttura, una scia sapida e una nota agrumata di melograno che dona grande freschezza. È un vino gastronomico, versatile, che parla il linguaggio delle tavole condivise.

0.iava montepulciano

IAVA MONTEPULCIANO D'ABRUZZO DOC 2024

Un'esperienza che valorizza la giovinezza e la freschezza varietale del vitigno, lavorato in biologico e affinato solo in acciaio per preservarne l'espressione più pura. Colore rosso rubino compatto e profondo. Evidenti riflessi e sfumature granate sull'unghia.

Si apre con profumi intensi di frutti neri polposi, come la marasca sotto spirito, la mora e il mirtillo nero accompagnati da una leggera nota floreale (viola mammola) e da una sottile trama minerale tipica dei suoli calcarei di Chieti.

In bocca entra secco, caldo e decisamente succoso. Il tannino risulta maturo, vellutato e ben levigato, non aggressivo. C'è una bellissima acidità di fondo che rende il sorso scorrevole e dinamico, prima di chiudere con un finale pulito, coerente con i ritorni di frutti di bosco scuri e una persistenza leggermente sapida.


Mauro Maccario

 

ENGLISH VERSION

 

Between Ortona and the Maiella, six generations of the Di Carlo family tell a story of organic wine and a vision that has lasted almost two hundred years.

 

There's a letter, dated December 13, 1830, that says more than any technical sheet. It was written by Camillo Di Carlo to his father, informing him that the family wines were destined for the tables of the Grand Duchy of Tuscany and Savoy. From that yellowed piece of paper begins a story that spans six generations and reaches today, to the 350 hectares that the Di Carlo family cultivates between Ortona, Crecchio, and Caldari, in the heart of the province of Chieti, the most vineyard-rich in Italy in proportion to its surface area.

This is where VignaMadre was born , the brand through which the company interprets the authenticity of Abruzzo grape varieties—Trebbiano, Pecorino, Montepulciano—with attention that extends from the vineyard to the cellar and which, over the last thirty years, has taken a direction all its own: that of organic experienced not as a marketing label, but as a lifestyle choice.

A genealogy that is measured in centuries, not years

The family's winemaking vocation didn't begin in 1830, but that date is the first written record of it. Production roots date back to 1795, with Nicolò Di Carlo, the founder of an agricultural vision grounded in the observation of nature. His son Camillo reinforced that approach, and his letter of 1830 becomes, in the family story, a small manifesto of integrity and foresight.

From then on, the thread never stopped: in 1888, Nicola Di Carlo expanded the property and established its production structure; in 1912, Camillo founded the Villa Caldari branch of the company; in 1940, Tommaso brought viticulture to higher standards. Then came Giannicola, born in 1965, the fourth generation, and with him, the story took a radical turn.

In 1991, Giannicola spearheaded a complete conversion to organic farming on a company-wide scale, one of the first in Italy. It wasn't, as he himself explains, a commercial decision, but rather a response to a personal pain transformed into an ethical choice, anticipating by decades a path that would only become mainstream in the national wine sector much later. Between 1989 and 1990, along with five other visionary agronomists, Giannicola had already helped establish the first guidelines for organic viticulture in Abruzzo, later participating in the drafting of EEC Regulation 2092/91, the text that established organic farming in Italy and Europe.

Today, the company is run jointly by his sons Federico and Daniele, who have introduced a more contemporary dimension without breaking the family tradition. Federico, who became father to Tommaso at the end of 2024, has dedicated to his son a classic zero-dosage method named "1711"—the date Giannicola became a grandfather.

A territory carved between sea and mountains

The geography of VignaMadre is almost a happy paradox: the vineyards are just four kilometers from the Adriatic Sea and about thirty kilometers from the snowy peaks of the Maiella and Gran Sasso mountains. As early as 594 AD, Pope Gregory the Great had identified the Ortona area as one of the most suitable areas for growing grapes, a crossroads for trade that sailed from the Abruzzo port to the Venetian regions. Nature, one might say, understood this long before certifications arrived.

The vineyards stretch between 200 and 300 meters above sea level, allowing the wind to blow through them. The soils—calcareous, clayey, and sometimes rich in rock—retain water like a secret, returning it to the roots during the driest periods. The marked temperature variations between day and night, combined with good ventilation, guarantee a microclimate that the Di Carlo themselves describe as almost miraculous for the quality of the grapes.

Of the total 350 hectares, approximately 150 are dedicated to red wines, 150 to yellow wines and sparkling wines, and 50 to rosés, for a production of around one million bottles. The portion of the property in the Ortona hills alone comprises approximately sixty-five hectares and produces nearly 450,000 bottles, in a village at the beginning of the Costa dei Trabocchi.

Organic before it was fashionable

Before the world was even talking about sustainability, the Di Carlo family had already chosen a side. They were among the first in Abruzzo to adopt mating disruption against Lobesia botrana—the grapevine moth—forgoing insecticides and relying on pheromone capsules calibrated for exposure, wind, and topography: approximately 300 per hectare. This method took years to be accepted by the rest of the industry, but today it has resulted in vineyards capable of defending themselves without resorting to invasive pesticides.

At the same time, the company has conducted pioneering work on lupin varieties capable of fixing atmospheric nitrogen, regenerating soil without chemical intervention, and stabilizing hillsides—scientific work carried out in collaboration with Italian and international universities, requiring patience and observation rather than shortcuts.

In 1991, the company obtained its first European organic certification. Six years later, in 1997, what was billed as the first European winery built according to the principles of bioarchitecture was born: electrical systems shielded from magnetic fields, natural materials, music therapy in some work areas, and low-impact production techniques. The most widespread training system remains the Abruzzo pergola, which, according to Giannicola, in some years even surpasses the use of rows: it shades the soil, retains humidity, and protects the plants from water stress.

It's no small detail that, in the years of Fernando Alonso and Felipe Massa, the Ferrari Formula One team also chose to combine its green projects with those of the Abruzzo-based company—a confirmation, the family says, that innovation and tradition can run at the same speed.

The Bio-Dynamic Energetic Vineyard: When Colors Speak to Plants

If there's one element that sets VignaMadre apart from any other Italian winery, it's the Bio-Dynamic Energetic Vineyard, a family patent that combines agronomy, chromotherapy, and studies on plant biocommunication. The underlying idea is that plants communicate with each other through the synapses in their roots, an underground network that functions almost like a natural internet.

In the rows, the support posts are not neutral: they are colored according to the seven chakra colors—red, orange, yellow, green, blue, indigo, and violet. According to the company's philosophy, this color spectrum stimulates the plants' vegetal synapses, attracts beneficial insects, improving pollination, and activates an energy field that translates into greater soil vitality, biodiversity, and positive frequencies for plants, fruits, people, and animals.

A concrete example is the project dedicated to the Becco Reale wine, inspired by the woodcock, a migratory bird that nests near Chernobyl and was contaminated by the reactor explosion. The vineyard dedicated to it works with colored chakra poles: according to Giannicola, the plants sense they're living in a healthy environment and activate an intracellular mechanism that causes the shoots to grow, on average, one to one and a half centimeters longer than normal. These are, of course, statements that belong to the company's production philosophy rather than scientific protocols validated on a larger scale, but they demonstrate how central the search for a distinctive identity is to VignaMadre's story.

Between amphorae, woods and wine therapy

The company's sensory focus doesn't end in the vineyard. Since the 1990s, the property has housed a spa dedicated to vinotherapy, among the first in Italy to introduce cosmetics based on Vitis vinifera stem cells, polyphenols, and yeast extracts—a natural extension of the idea that wine is both a pleasure for the palate and a benefit for the skin.

For about a year and a half, the winery has set up a room with handcrafted amphorae, where monthly events featuring music, food, and wine pairings are held, also designed to introduce a younger audience to the world of wine. In a privately owned forest—an ecosystem with a lake and natural caves that the family describes as "ancestral"—some bottles age far from the cellar, in a pristine environment that becomes an integral part of the production experience. This is also where ancestral wines are made, refermented in the bottle, and wines in amphora without added sulfites, obtained through spontaneous fermentation using indigenous yeasts.

Next to the winery is Villa Fania, a relais with a restaurant nestled among the vineyards, designed to welcome those who want to experience the region beyond simply tasting it.

Wines: a map of over thirty labels

Between the VignaMadre brand and Giannicola Di Carlo's personal line, the overall offering includes over thirty labels distributed across thirteen different lines, designed to reflect different temperaments, techniques, and intentions: from everyday, immediate wines to more radical interpretations of the terroir, all the way to experimental projects that combine spontaneous fermentations, amphorae, concrete, and low-intervention practices.

Among the many labels, we had the pleasure of tasting some wines from the "KRIYA" and "IAVA" lines. Both eschew oak in favor of stainless steel to preserve the purity of the grape variety, but they clearly stand out in their concept, certifications, and sensory nuances.

KRIYA LINE | Awareness and the BioVegan Philosophy

On the path of Yoga, Kriya represents conscious action, the practice that fosters spiritual evolution: the Di Carlo family has chosen this symbol to convey the ability of their wines to develop in perfect harmony with Nature. It stands out as a range of organic and BioVegan-certified wines (produced without animal-derived additives), youthful and exuberant, endowed with grit, clarity, and character, vinified exclusively in stainless steel for immediate and sincere drinking.

 

KRIYA ORGANIC VEGAN – PECORINO TERRE DI CHIETI PGI 2025

A classic wine representative of the Abruzzo region. It presents a beautiful, bright straw yellow color , with vivid greenish highlights that underscore its absolute youth and freshness.

The nose is intense, clean, and typically varietal. Aromas of crisp white fruit, such as green apple and pear, stand out, immediately followed by a citrus burst reminiscent of bergamot or grapefruit. Delicate nuances of aromatic Mediterranean herbs (sage, thyme) emerge in the background, with a hint of wildflowers and broom on the finish.

On the palate, it's extremely dynamic. It immediately strikes with a pronounced citric acidity that lends a pleasant crispness and verticality to the drink. Despite its sharp freshness, the sip is never dull; the grape variety provides a well-supported acidity, well-structured, and a distinct savory-mineral finish. The finish is dry and persistent, leaving a very clean mouthfeel with a characteristic, pleasant citrus and almond aftertaste. Very gastronomic.

 

KRIYA ORGANIC VEGAN – CERASUOLO D'ABRUZZO DOC 2025

Far from the pale "Provençal style" rosés, it presents itself in the glass faithful to the purest Abruzzo tradition: a bright, lively cherry pink colour , enriched by youthful purple hues on the rim.

The nose is direct, fresh, and distinctly fruity. Fresh red berries stand out, particularly marasca cherries and wild strawberries, followed by delicate floral nuances of white flowers and a very light, curious tropical note (reminiscent of bananas).

On the palate, it surprises with its dual nature, typical of the Montepulciano grape vinified as a rosé. It opens softly and envelopingly, almost pulpy, with a meager residual sugar level (around 5 g/l) that smooths out its rough edges. It explodes with beautiful acidic freshness combined with a mineral/savory texture that perfectly cleanses the palate. It has a medium structure that gives body to the drink, finishing with a clean, fruity finish.

 

KRIYA ORGANIC VEGAN – MONTEPULCIANO D'ABRUZZO DOC 2025

The star of the Abruzzo wine scene is presented here in a simpler, more direct guise, vinified exclusively in stainless steel. The result is an intense ruby ​​red (13% ABV) enhanced by purple highlights along the rim, a testament to the wine's vibrant youth.

The nose is enveloping and generous, typically characterized by aromas of ripe red and black fruit. Plum , black cherry, and blackberry are clearly recognizable. The fruit is complemented by delicate earthy nuances, notes of licorice root, and a light touch of black pepper on the finish.

On the palate, it boasts a rounded body, filling the palate with a dense fruitiness consistent with the aromas. The tannic texture is present, typical of the grape variety, but it is well-crafted and smooth, without excessive sharpness. A pleasant underlying acidity and good savory character keep the palate dynamic. The finish is long, warm, and appropriately dry, with a return of berries and sweet spices. It is a wine designed for immediate drinking without losing the grape's recognizability.

IAVA LINE | Primordial Energy and Mineral Strength

While the "Kriya" line draws inspiration from the awareness of movement and yoga, the "Iava" line takes a further step toward organic and ancestral roots, focusing entirely on the mineral power of the earth. The name itself visually evokes matter, warmth, and primordial energy: the entire range is inspired by the precious mineral elements of the soil, a concept reflected in the bold, bold colors of the labels, where the calcareous terroir of Ortona and Chieti emerges in all its power and crisp freshness. Certified Organic and Vegan: Clean agriculture that rejects systemic chemicals, with double certification and the absence of invasive clarifications.

 

IAVA PECORINO TERRE DI CHIETI PGI 2025

An organic white wine of great energy and evolution, representing a step forward in complexity and structure.

A brilliant straw yellow with warm highlights reminiscent of bronze and copper tones. The nose offers distinct aromas of yellow-fleshed fruit (nectarine, medlar) and a sweet citrus note reminiscent of lemon zest. A pleasant floral trail of broom and mimosa is perceived, complemented by nuances of chamomile on the finish. On the palate, it is an extremely drinkable wine, where freshness and roundness find a seamless balance; minerality plays a key role in a luminous profile supported by a dynamic freshness. The finish is dry, clean, and persistent, with a distinctive almond aftertaste (bitter almond) that prolongs the pleasantness of the sip.

 

IAVA CERASUOLO D'ABRUZZO DOC 2025

The cherry pink color is intense, bright and dazzling, almost a "pale ruby".

On the nose it is a juice of small red fruits, an explosion of raspberry, strawberry, sour cherry and pomegranate, accompanied by floral nuances of cyclamen and red rose, enriched by a very fine hint of fresh almond and a mineral note reminiscent of wet stone.

On the palate, it reveals a wine of great character and versatility. The palate is full-bodied, enveloping, and juicy, with a solid texture that envelops the palate. But what's most striking is the balance between structure, a savory finish, and a citrusy note of pomegranate that lends great freshness. It's a versatile, gastronomic wine that speaks the language of shared dining.

 

IAVA MONTEPULCIANO D'ABRUZZO DOC 2024

An experience that enhances the youth and varietal freshness of the grape, produced organically and aged exclusively in stainless steel to preserve its purest expression. A deep, compact ruby ​​red color. Clear garnet highlights and nuances along the rim.

It opens with intense aromas of pulpy black fruits, such as morello cherry in alcohol, blackberry and blackberry accompanied by a light floral note (violet) and a subtle mineral texture typical of the calcareous soils of Chieti.

The palate is dry, warm, and decidedly juicy. The tannins are ripe, velvety, and well-polished , yet not aggressive. There's a lovely underlying acidity that makes the sip smooth and dynamic, before closing with a clean finish, consistent with dark berry notes and a slightly savory aftertaste.