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In occasione del Carbonara Day, quattro abbinamenti per un piatto icona della cucina italiana

Il 6 aprile non è una data qualunque per gli amanti della buona tavola: è il Carbonara Day. Una giornata nata per celebrare quello che è, probabilmente, il piatto di pasta più amato, discusso e "clonato" al mondo. Ma oltre la sfida tra guanciale e pancetta (spoiler: vince sempre il guanciale), esiste una sfida ancora più sottile e affascinante: quella del giusto abbinamento.
Trovare il vino perfetto per la Carbonara non è solo un esercizio di stile, ma una necessità strutturale per bilanciare un’esplosione di sapori così decisi.

0.Carbonara

Ma prima di stappare, rendiamo omaggio alle origini. La Carbonara è un mistero avvolto nel pepe nero. Qualcuno sostiene nasca dai "carbonari" appenninici che portavano con sé ingredienti a lunga conservazione; altri rintracciano la sua genesi nell'incontro tra le razioni dei soldati americani (uova in polvere e bacon) e la pasta italiana nel 1944. Qualunque sia la verità, il risultato è un capolavoro di equilibrio tra grassezza, sapidità e tendenza dolce.

L’abbinamento con il vino è tutt’altro che semplice. Perché la Carbonara è difficile da abbinare? Per tre motivi principali:
1. la crema d’uovo, che crea una patinata avvolgente in bocca (tendenza dolce e grassezza) che richiede acidità;
2. il guanciale, che apporta grasso fuso e una nota croccante e sapida;
3. il Pecorino e il pepe, che regalano una pungenza e una sapidità estrema che possono "uccidere" i vini troppo tannici o delicati.

IL TOCCO D'AUTORE: LE BOLLICINE 
Volete rendere il vostro Carbonara Day indimenticabile? Scegliete un Metodo Classico: l'anidride carbonica e l'acidità tipica dello spumante puliscono meccanicamente il palato, mentre i sentori di crosta di pane dei lieviti richiamano la sapidità del formaggio stagionato. È l'abbinamento che trasforma questo piatto popolare in un simposio di gusto e di raffinatezza. Meglio ancora se parliamo di Rosé, come il caso del Trentodoc Monsieur Martis di Maso Martis, 100% Meunier, dal bellissimo colore ramato tenue con sfumature rosa pastello: al naso si avvertono le note agrumate di arancia sanguinella e pompelmo rosa, i profumi di melograno, ciliegia, lampone, ribes e fragoline di bosco, tocchi di rosa canina, cipria, mandorle e nocciole tostate, radice di liquirizia e crosta di pane; il sorso è ampio e vellutato, la struttura ricca e densa bilanciata dalla bollicina fine e sottile e dall’acidità piacevole che conducono alla chiusura dai toni minerali con tannini lievemente ammandorlati (costa circa 70 euro).

GIOCARE IN CASA
L'abbinamento territoriale è spesso la scelta più saggia. Valloresia di Villa Caviciana, ottenuto da uve Procanico, una varietà autoctona italiana di grande valore, coltivata in Lazio e in Toscana. Qui siamo sulle rive del lago di Bolsena e Villa Caviciana è la prima e unica azienda agricola produttiva del FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano. Valloresia è una piccola perla preziosa: al naso si esprime con sentori di frutta bianca e fiori d’acacia; in bocca, la morbidezza e la mineralità sono bilanciate da un'acidità vivace, tipica del Procanico, che conferisce una straordinaria freschezza (costa circa 15 euro).

IL BIPARTISAN ROSATO
Spesso sottovalutato, il rosato è in realtà il "ponte" tecnico ideale per la Carbonara: possiede la freschezza e l'acidità di un bianco (necessarie per contrastare la grassezza del guanciale) ma vanta una struttura e una persistenza che richiamano i frutti rossi, capaci di reggere l'urto aromatico del pepe e del Pecorino. Perfetto il Rissoa di Campo di Sasso (distribuito in Italia da Compagnia del vino), un rosato magnetico, intenso, in cui il carattere del terroir di Bibbona e della Costa Toscana si sposa con lo stile provenzale in un’affascinante alchimia. Cabernet Franc con una piccola aggiunta di Syrah ha il carattere di un grande rosso, che si esprime con levità e immediatezza e gioca a sedurre con note di pompelmo rosa, albicocca, camomilla, erbe aromatiche e richiami salmastri che ne raccontano l’anima, profondamente legata al mare (costa circa 25 euro).

LA SORPRESA IN ROSSO
Sfatiamo il mito: il rosso si può abbinare alla Carbonara, ma deve essere "gentile". Come l’Erse Rosso Contrada Moscamento 1911 di Tenuta di Fessina (distribuito in Italia da Compagnia del vino), prodotto da antiche viti ad alberello di Nerello Mascalese coltivate ad oltre 700 metri di altitudine sui suoli sabbiosi e vulcanici, nati da un'eruzione dell’Etna del 1911. Un vino che si rivela intenso, corposo, setoso e di grandissima finezza, con note di frutti di bosco, liquirizia, spezie, inchiostro, viola e piacevoli sentori ematici (costa circa 25 euro).

Il Carbonara Day non è solo una festa del cibo, ma un’occasione per riscoprire come il vino possa elevare una ricetta tradizionale a un’esperienza gourmet. Ciascuno ha la sua ricetta segreta, ma nessuno dovrebbe rinunciare al piacere di un calice che sappia onorare questo "oro colato" della cucina italiana.