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OSINT Tools and Resources Handbook è una aggiunta recentissima alle risorse gratuite per chi utilizza la OSINT nel proprio ambito professionale. Con già oltre 5000 link divisi in 34 categorie, è aperto a un aggiornamento costante da parte degli utenti (si raccomanda quindi una necessaria cautela nell'utilizzo degli strumenti) e diventa un punto di riferimento utile per chi ha necessità di spaziare in più fonti diverse per la propria indagine. Questo utile strumento OSINT si aggiunge a quelli segnalati nel corso di alta formazione dell'Istituto Germani, "OSINT E SOCMINT. Strumenti di intelligence per la sicurezza nazionale nel XXI secolo", che sarà disponibile online nei prossimi giorni.
E' disponibile online la replica del convegno "Social Media, Estremismo e Destabilizzazione: Analisi della Minaccia e Ruolo della SOCMINT" organizzato a Roma dall'Istituto Gino Germani a ottobre, che ha coinvolto relatori di alto livello impegnati nell'ambito della sicurezza nazionale, esperti nell'attuazione di strategie e difese di intelligence in ambito di prevenzione e contrasto, nonchè early warning delle minacce eversive alla sicurezza nazionale. Si è parlato soprattutto di Social Media Intelligence (SOCMINT) quale parte inscindibile di quella strategia più ampia che utilizza le fonti aperte (OSINT) e che consente di investigare, analizzare e processare informazioni raccolte attraverso i social media, particolarmente utili per analizzare i sentiments e identificare i trend che i bad actors possono contribuire a manipolare e plasmare nella collettività online e offline.
E' inoltre disponibile online la replica del convegno "Criminalità Organizzata e Minaccia Ibrida Russa: Come I Servizi Segreti Di Mosca Utilizzano Le Mafie Per Destabilizzare Le Democrazie Occidentali", organizzato dall'Istituto Germani a Roma il 27 novembre. L'evento (qui ulteriori informazioni) che ha coinvolto esperti italiani di sicurezza nazionale, ha ospitato il prof. Donald N. Jensen, accademico della Johns Hopkins University di Washington e Adjunct Fellow della Foundation for Defense of Democracies, e ha anticipato in maniera approfondita il rapporto dell' Istituto Germani intitolato "The Chekist-Mafia Nexus: The Kremlin's Weaponization of Organized Crime and the Criminalization of Russia's Special Services", firmato a quattro mani dal Direttore Sergio Germani e dal prof. Jensen, che verrà pubblicato a breve in maniera integrale e gratuita sul sito dell'Istituto e confluisce in uno studio più ampio sul ruolo dei servizi segreti nel regime putiniano, realizzato con il supporto della Foundation for Defense of Democracies.
Il SIPRI, Stockholm International Peace Research Institute, ha pubblicato a novembre 2025 un interessante studio, curato da Vincent Boulanin, Jules Palayer e Charles Ovink dal titolo "Addressing the Risk that Civilian AI Poses to International Peace and Security. The Role of Responsible Innovation". Questo studio si concentra sui rischi che l'Intelligenza Artificiale civile pone alla pace e alla sicurezza internazionale, soffermandosi sul ruolo dell'innovazione responsabile quale strumento di prevenzione e contrasto a tale minaccia. Per uso civile della AI, il documento intende l'utilizzo a scopi malevoli e dannosi di tecnologie sviluppate per fini commerciali e pacifici (AI civile), il cui dual use però può essere sfruttato da attori statali e non statali che sono in grado, vogliono e puntano concretamente al loro utilizzo per lo sviluppo o l'uso di strumenti offensivi. Si pensi ad esempio alla AI generativa, i cui strumenti e modelli di utilizzo generale possono fornire conoscenze per lo sviluppo di armi proibite basate su educazioni scientifiche altrimenti non accessibili, quali chimica, biologia, radiologia e nucleare. Inoltre l'AI è in grado di aumentare la capacità di operazioni dannose poste in essere da hacker e cybercriminali in generale, mentre è già a un livello di diffusione preoccupante, l'uso dell'AI per la generazione, diffusione e amplificazione di disinformazione e campagne ibride. Il documento offre una serie di suggerimenti per il mondo civile, soprattutto sviluppatori, accademici e protagonisti del settore privato, suggerendo best practice per una Responsible Innovation che potrà contribuire a mitigare il rischio a livello nazionale e internazionale.
Segnaliamo il nuovo paper analitico di Andrej Soldatov e Irina Borogan “War Without End: Russia’s Shadow Warfare”, pubblicato nell’ambito del progetto Defend, Deny, Deter: Countering Russia’s Shadow Warfare , promosso da CEPA (Center for European Policy Analysis). Questo studio approfondisce l’ideologia, le strutture, le metodologie e le tattiche della “guerra ombra” del Cremlino contro l’Europa e contro l’Occidente nel suo complesso. Gli Autori preferiscono utilizzare il termine “guerra ombra” anziché “guerra ibrida” per sottolineare il carattere occulto o semi-occulto dell’aggressione russa all’Europa, e il ruolo cruciale svolto dai servizi segreti russi nella pianificazione e attuazione della guerra ombra.
Lo studio è molto utile perché mette a fuoco l’ideologia e la mentalità paranoica e fanaticamente anti-occidentale che guidano le decisioni strategiche e tattiche di politica estera del Cremlino, spingendo quest’ultimo a intensificare sempre di più gli attacchi di shadow warfare in Europa: campagna di sabotaggi alle infrastrutture critiche, incendi dolosi, cyber-attacchi, incursioni con droni, assassinii e intimidazioni violente di oppositori russi in esilio (prendendo di mira anche cittadini dell’Unione Europea visti dal Cremlino come nemici da eliminare). Secondo gli Autori dello studio, la guerra di aggressione russa in Ucraina, la guerra-ombra per destabilizzare l’Europa, e le azioni di repressione transnazionale contro dissidenti russi e cittadini dell’Unione Europea considerati ostili al Cremlino, sono tre aspetti di un’unica strategia guidata da una visione ideologica molto simile a quella che caratterizzava l’élite di potere dell’impero sovietico.
I Čekisti, gli uomini dei servizi di intelligence e sicurezza russi che rappresentano la componente più influente del regime putiniano, sono convinti che l’Occidente rappresenti una minaccia esistenziale per la Russia, che l’intenzione profonda dell’Occidente sia l’umiliazione e la distruzione della Russia, e che una pace duratura con l’Occidente sia impossibile. Nella percezione dei Čekisti, sono possibili solo periodi di pace temporanea con l’Occidente, non una vera pace. La guerra tra Russia e Occidente, pertanto, è destinata ad essere perpetua, nella visione ideologica dell’élite di potere russa.
Inoltre, essi ritengono che solo un sistema di governo fortemente autoritario - e la rinascita della Russia come grande potenza globale con una propria sfera di influenza - possano garantire la sopravvivenza dello Stato russo. Secondo questa visione, i dissidenti e defezionisti russi sono traditori esistenziali controllati dai nemici della Russia e vanno repressi ricorrendo a misure estreme.
Secondo gli Autori, la guerra ombra del regime putiniano in Europa, ripristinando tattiche quali i sabotaggi e gli assassinii di defezionisti e dissidenti nelle capitali europee, va assumendo tratti “neo-staliniani”. E’ una guerra che tende a diventare meno occulta e più incline a correre rischi elevati di escalation.
In confronto, le misure attive sovietiche degli anni '70 e '80, appaiono più caute strategicamente, anche se erano molto insidiose e perseguivano lo scopo di
indebolire gradualmente le società capitalistiche e di espandere l’influenza dell’URSS a livello mondiale.
La risposta europea e occidentale all’evoluzione sempre più violenta della guerra ombra del Cremlino dovrà necessariamente puntare a ripristinare una robusta deterrenza in grado di imporre costi strategici più elevati alla shadow warfare.
Per chi ama le biografie eccellenti, una lettura interessante potrebbe essere l'autobiografia di Alexei Navalny, "Patriot", scritto di propria mano dopo il tentato omicidio per avvelenamento del 2020 e durante gli anni della prigionia in Russia, fino al 2024, anno della sua morte in Siberia. Compaiono qui, per la prima volta, i diari del carcere, che contribuiscono a documentare l'ultimo periodo di opposizione al Cremlino e a Vladimir Putin, affrontato in condizioni durissime nel totale isolamento della prigionia, mentre gli occhi del mondo restano puntati, impotenti, su quel carcere. Blindata dai russi, raccontata dalla sua famiglia e dai suoi collaboratori, l'ultima parte di vita di Navalny non è un capitolo conclusivo: nella sua autobiografia, che parte dei ricordi di infanzia sovietici fino all'attivismo contro Putin, alternando umorismo, sentimento, resoconti di una gravità sconcertante, Navalny cerca di lasciare al lettore la sua personale eredità, fatta di pensiero critico e affetto per la società russa. Altro titolo di sicuro interesse per chi ama solide indagini storiche, è l'inchiesta di Jason Burke, nota firma nel campo del giornalismo e delle inchieste sul terrorismo internazionale, "The Revolutionists. The Story of the Extremists Who Hijacked the 1970s". Pubblicato proprio in questi mesi, non ancora arrivato in Italia, il libro racconta in quasi 800 pagine le storie di estremisti radicali che negli anni Settanta in Occidente hanno compiuto clamorose e violente azioni terroristiche, da Leila Khaled alla RAF. Ma usa queste figure e gli eventi per affrontare temi collaterali complessi, storici e politici, in uno spaziare cronologico e geografico caratterizzato dalla cautela nell'uso di una determinata terminologia. Per ricostruire una mappa di connessioni che gli consente di offrire la sua teoria, considerata sorprendentemente inedita dalla critica, sull'evoluzione dell'estremismo islamista, l'autore si è documentato per decenni attraverso ricerche, interviste originali con dirottatori e agenti segreti e documenti declassificati. L'opera è già segnalata per prestigiosi premi e ha concorso al Baillie Gifford Prize for Non-Fiction del Regno Unito.
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