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EXPORT VINO NEGLI STATI UNITI: DAZI SI’, DAZI NO, DAZI AL 10%

Giovanna Prandini ha aggiunto una reazione a un post: EXPORT VINO NEGLI STATI…e  raccomandato il 'mondo è grande' del post di Denis Pantini di Nomisma. Infatti 'il mondo è grande e ha voglia di vino italiano'.

"La prima puntata della telenovela sui dazi di Trump si è chiusa con l’applicazione di un 10% aggiuntivo sulle importazioni di vino italiano negli Stati Uniti e una sospensione di 90 giorni sulla quota ulteriore di un altro 10%. Vedremo cosa accadrà nella seconda puntata, che andrà in onda probabilmente prima dello scadere dei 3 mesi, considerando i pericolosi quanto imprevedibili sviluppi che sta prendendo questo scontro commerciale a livello planetario".

"Intanto, con questa mossa, Trump si assicura un gettito fiscale incrementale su un prodotto europeo come il vino che fino ad una settimana fa entrava negli Stati Uniti praticamente a dazio zero (1% per i vini fermi, 3,5% per gli sparkling).

Al di là di quanto detto più volte e da più parti durante i giorni di Vinitaly e per quanto non si possa rinunciare al mercato statunitense, guardando il “bicchiere mezzo pieno” si può dire che Trump ci sta esortando a diversificare di più i nostri mercati di sbocco. Dalla slide allegata, tratta dal nostro III°Report Nomisma Agroalimentare Wine Monitor - UniCredit presentato a Vinitaly, è infatti possibile notare come, al di là della Nuova Zelanda (35%), l’Italia rappresenta il paese più esposto con il proprio export di vino negli Stati Uniti (24%), contro il 20% della Francia, il 14% dell’Australia, l’11% della Spagna e il 10% del Cile.

Occorrerà tempo e denaro, ma è bene iniziare a pianificare strategie di diversificazione (anche attraverso il supporto finanziario e creditizio nonché degli strumenti di promozione messi a disposizione dalle istituzioni, italiane ed europee) guardando, in primis, ai mercati emergenti che già da qualche anno stanno incrementando a doppia cifra gli acquisti di vino italiano, dall’Europa dell’Est (Romania, Polonia, Repubblica Ceca), alle “tigri” del Far East (Corea del Sud, Vietnam, Tailandia), passando da Messico e Brasile.

Il mondo è grande e ha voglia di vino italiano".
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