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A PROPOSITO DI GLEP Il sogno e l’immaginazione, la creatività e la natura. Sono questi gli ingredienti da cui è nata nel 2018 Glep Beverages, azienda specializzata in spirits che affonda le sue radici sulle sponde del Lago d’Orta, nelle sue rive costellate di paesi pittoreschi, borghi antichi e piccoli porticcioli. È qui che una mente imprenditoriale – quella di Ezio Primatesta, albergatore e ristoratore – e una mente artistica – quella di Luca Garofalo, designer e creativo di una delle più grandi aziende di accessori hi-tech d’Europa – si sono unite per dare vita a una linea di spirits fuori dagli schemi, ironica, disinibita e di altissima qualità. Fulmine, impavido elettrico. Spinto, tagliente disinvolto. Vandalo, sfacciato risoluto. Grinta, praticamente invincibile. Fin dal nome, fin dall’etichetta, si capisce l’intento di Glep: trasportare in una dimensione onirica e fantasiosa. «Volevamo fare qualcosa di diverso, sia in termini di prodotto, sia di brand. Qualcosa che, come il rock and roll che amiamo, arrivasse a rompere gli schemi. Abbiamo pensato di farlo partendo da un prodotto tradizionale come il Vermouth, fino a poco tempo fa poco valorizzato se non addirittura dimenticato», raccontano i due deus ex machina di Glep. Ed è così che è nato il Vermouth rosso Vandalo, morbido ed elegante, tradizionale ma innovativo. Pensato anche per la ristorazione (da servire con il Gorgonzola e formaggi erborinati, perfetto con il cioccolato), seguito poi dal Bitter rosso Spinto – amaricante e intenso, spinge nei cocktail in cui viene usato, «per questo in etichetta ci sono due lepri volanti con tanto di coltelli, per tagliare i cocktail» - e dall’Amaro alle erbe Grinta, fresco, dinamico e versatile. Perfetto anche in miscelazione .Tre prodotti che hanno come filo conduttore, la cura artigianale nella produzione e l'alta qualità, la botanica del rabarbaro e una veste grafica accattivante, in grado di colpire e attirare l’attenzione. Cura maniacale, a partire dalla sfumatura del colore del prodotto, fino ad arrivare alle botaniche: «Per i nostri prodotti non utilizziamo aromi si sintesi, bensì esclusivamente botaniche, prevalentemente delle Alpi occitane, alcune delle quali vengono raccolte a mano dagli anziani del paese. «I costi di produzione sono più alti, ma è una scelta di qualità importante, imprescindibile per noi». Il Gin Fulmine è l’ultimo nato in casa Glep, nel 2019, ma è anche quello che ha portato più soddisfazione in termini di riconoscimenti: nel 2023, infatti, Fulmine è stato eletto miglior gin d’Italia al World Gin Award per la categoria London dry gin. Quanto ai nomi e alle etichette dei prodotti, la scelta è stata quella di unire la bellezza della natura con il fascino del rock and roll: «I nomi sono un mix tra vintage e slang attuale, facili da ricordare, con un accenno retrò, molto belli anche abbinati ai cocktail, come il Negroni Elettrico, fatto con il nostro gin appunto. Vandalo, ad esempio, è un prodotto chic con un nome molto street, che sta bene in un ambiente raffinato ma può adattarsi ad ogni situazione attirando anche i più giovani». Il brand e le etichette nascono tutte dalla creatività dirompente di Luca Garofalo: «Volevamo fare qualcosa di diverso da quello che c’era sul mercato. Mi piacciono da sempre gli animali, per questo li ho scelti per le nostre grafiche, cercando di creare sempre un legame con il luogo dove siamo nati Ezio e io. Ad esempio, le pantere lacustri di Vandalo hanno zampe di drago per ricordare una famosa leggenda del Lago d’Orta, che narra di draghi che lo abitava, sconfitti da San Giulio. Nel bitter, invece, i conigli volanti hanno ali di libellula, insetto tipico lacustre, mentre nell’amaro Grinta il lago si trova nei baffi del lupo, composti da piume d’anatra». Un lupo, peraltro, non qualsiasi, ma il lupo della Tasmania, il più grande predatore marsupiale finora conosciuto, estinto da decenni per mano dell’uomo. Con la sua rappresentazione Glep ha voluto ricordare l’importanza della sostenibilità nel rapporto tra uomo e Natura. Infine, ogni etichetta ha un tocco di rosso, «nostro colore di riferimento perché simbolo di passione, trasgressione e del rock and roll che ci piace tanto ascoltare». Una lettura, insomma, stratificata, sia dei nomi degli spirtis Glep, sia dell’iconografia, ma anche della composizione di ogni prodotto, che può essere interpretata in modo semplice oppure più complesso in base al palato che degusta. Con una certezza: la personalità ben delineata che emerge in ogni spirits di Glep, frutto di «alchimia, natura, un alambicco del ‘700 in rame, tenacia e bestie rarissime».
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