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MATTEO FERRARI DA 30 ANNI ENOLOGO DI MASO MARTIS

Classe ’74, di Trento, nato non a caso nel mese della vendemmia (il 16 settembre), Matteo Ferrari quest’anno taglia il traguardo di 30 anni come enotecnico di Maso Martis, una delle più iconiche cantine di Metodo Classico d’Italia.

Si tratta di una storia apparentemente semplice ma sorprendente: Maso Martis è stata infatti la prima esperienza in cantina per Matteo Ferrari un primo amore che dura da ben tre decenni e che ha portato alla creazione di vini iconici come Madame Martis.

Ripercorriamo, in un'intervista a Matteo Ferrari, questa storia d'amore per il vino e per il territorio, che attraversa tutto il percorso del Trentodoc e dell'enologia trentina raccontandoci come nascono i vini di Maso Martis e come è cambiata l'enologia trentina in questi anni.

L’avventura inizia nel 1994 e ha per protagonisti tre giovani ventenni che, forti della loro passione e curiosità, danno il via a una delle Maison spumantistiche oggi più rinomate d’Italia, partendo non da un garage – come nelle migliori storie delle start-up tecnologiche – ma da un maso, da una cantina e da 10 ettari di vigneto.

Come nella maggior parte dei casi l'inizio non è facilissimo. Quella che oggi può apparire una scelta facile e di tendenza, infatti, a quel tempo rappresentava invece una grande e lungimirante sfida, perché in quegli anni questa tipologia enologica del Trentino non aveva ancora raggiunto la reputazione di alta qualità che ha oggi con il marchio Trentodoc, nato nel 2007, che oggi raggruppa più di 60 produttori aderenti all’Istituto Trentodoc.

«All’inizio sono stati anni di grande studio e di ricerca, di prove e di sperimentazione – spiega Ferrari –. Dal 1995 fino al 2000 il mercato dello spumante in Trentino non era così facile, il consumo era ancora legato molto alla stagionalità. Il nostro progetto però era crescere come produttori anche se c’era un po’ di incertezza su quanto e quando avremmo raggiunto l’obiettivo».

Dal 2000 tutto cambia. I consumi di bollicine iniziano a ingranare la marcia e a destagionalizzarsi e i Trentodoc di Maso Martis iniziano la loro ascesa«I nostri vini – prosegue l’enotecnico – sono piaciuti e abbiamo così potuto dedicarci solamente alla produzione, fino ad ampliare anche gli ettari con dei terreni in affitto. La crescita esponenziale e aver raggiunto alti livelli di qualità sono due traguardi che mi regalano tanta soddisfazione e bei momenti da ricordare».

 

Alla base della qualità dei vini di Maso Martis c’è la filosofia enologica di Matteo, condivisa in pieno dagli Stelzer, che si riassume in due termini apparentemente contrastanti: unicità e costante riconoscibilità.
«L’enologia è cambiata moltissimo negli anni, a causa perlopiù del mutamento climatico che ci costringe a fare scelte diverse. Ad esempio, se i primi anni si doveva disacidificare le basi, oggi siamo quasi costretti a rincorrere questa acidità. Il modo di fare enologia nella spumantistica si è quindi un po’ rovesciato ed è fondamentale capire quali sono i punti su cui lavorare per ottenere un prodotto di qualità che riesca però a essere riconoscibile nel tempo».

Se il cambiamento climatico obbliga a cambiare, lo stile enologico di Ferrari e di Maso Martis resta fortemente fedele e costante«Vogliamo che i nostri vini siamo riconoscibili nel tempo e costanti nel gusto: su una Riserva che ricorda il millesimo può anche esserci la peculiarità, ma su un prodotto senza annata o su un’etichetta di entrata sul mercato bisogna essere riconoscibili, con un gusto e un’idea solo tua: il pubblico deve bere un Maso Martis, non un Blanc de Blancs».

Ed è questa la sfida più grande secondo l’enotecnico trentino che sottolinea anche altri cambiamenti importanti«Siamo passati da un’agricoltura convenzionale a una totalmente biologica, con una lavorazione delle uve e dei vini in biologico che ha influito sul nostro modo di vinificare, ma credo che in questo processo siamo riusciti a essere molto rispettosi di madre natura e di quello che ci offre, senza stravolgere i nostri prodotti e cercando di ottenere un’identità di prodotto che ben rappresenta l’uva, i vigneti e il territorio».

L’unicità dei vini di Maso Martis e del tocco di Matteo Ferrari è ispirata proprio dal territorio e non da modelli o maestri dell’enologia: «Credo serva un sistema di lavoro proprio – prosegue Ferrari – che si forma nel tempo, conoscendo bene il territorio e l’uva che si ha in mano, alla quale dobbiamo poi dare un senso. È chiaro che enologi e tecnici debbano continuamente assaggiare, imparare, confrontarsi ed esplorare anche il lavoro di altri ma penso altrettanto che l’idea alla base di ogni filosofia enologica debba essere propria e originale, senza ispirarsi a Ferrari, Ca’ del Bosco, Dom Pérignon o Ruinart. Lo dico con molta umiltà, ognuno ha un suo stile che è strettamente legato e riferito al territorio, difficile che quello che faccio io a Martignano possa essere replicato in Alto Adige o in Toscana».

Da perfetto alchimista del vino, Ferrari trova proprio nell’alchimia del team il segreto del successo di Maso Martis«Difficile spiegare quale possa essere il nostro segreto ma sicuramente l’alchimia tra tutti noi e l’affiatamento che abbiamo raggiunto creano le condizioni ideali per realizzare grandi vini. Ci confrontiamo e spesso anche scontriamo, come è giusto che sia, ma da queste scintille nasce quel mix di idee che porta alle nostre etichette e ai nostri progetti. Forse il segreto del maso è la tanta serenità che si respira e che si percepisce in ogni fase del processo: non solo in degustazione ma già dalla campagna, c’è un confronto costruttivo tra tutti i ragazzi e un’unità di intenti per lavorare in modo puntuale e dettagliato su un’uva che servirà per un prodotto di cui vedremo i risultati, nel caso di Madame Martis, fra 10 anni».

Non mancano di certo nuovi obiettivi da raggiungere e sfide da superare«Sicuramente la sfida del cambiamento climatico occupa molte risorse e sforzi, dal punto di vista enologico abbiamo sempre dei dardi nel nostro arco e siamo costantemente impegnati nel fare prove e sperimentazioni – osserva l’enotecnico –. Stiamo lavorando da qualche anno sull’invecchiamento del vino base spumante, utilizzando il sistema dei vini di riserva tipico della Champagne e con questi vini di riserva stiamo creando delle cuvée che spumantizzeremo, qualcuna già nel 2024, e che tra qualche anno dovrebbero dare vita a una nuova etichetta. Siamo sempre alla ricerca di qualche novità perché ci piace metterci in gioco».

Se nel futuro ci sono nuove etichette è però tra i cavalli di battaglia di Maso Martis che Matteo Ferrari trova i suoi vini del cuore come Madame Martis, creata nel 1999, il Trentodoc con cui la cantina si è consacrata a livello nazionale e internazionale, mietendo premi e consensi di critica: «Sono tutti figli enologici ma tra i prediletti, anche se non glielo faremo sapere, ci sono gli spumanti invecchiati e la Madame è quella che meglio rispecchia la mia filosofia: un vino maturo e verticale che regala grandi emozioni. C’è poi il nostro DosaggioZero Riserva che è sicuramente tra i miei preferiti».

La storia di Maso Martis e quella di Matteo Ferrari sono legate a doppio filo a quella della denominazione Trentodoc a cui l’enotecnico riconosce il merito di un’efficace azione di promozione e sviluppo del marchio: «Ci sono molte cantine nuove e giovani produttori e tecnici che si affacciano alla produzione di Trentodoc e questo mi fa piacere perché siamo una realtà tendenzialmente piccola e credo ci sia posto per tutti, soprattutto se i prodotti finali sono piacevoli e di bella beva. L’unico pericolo potrebbe essere di trovare nei prossimi anni dei prodotti forse troppo semplici, ma sono fiducioso che non accadrà perché i giovani hanno belle idee per valorizzare i vitigni e la produzione di nuovi Trentodoc e dobbiamo lasciargli spazio. La promozione e gli investimenti fatti dall’istituto e dalle singole cantine stanno dando i loro frutti e il marchio è ormai conosciuto e apprezzato in tutta Italia e anche nel mondo. Questo ci stimola a fare sempre meglio».

Non è infine un caso, ma più un segno del destino, il fatto che il riconoscimento della Doc Trento nel 1993 sia coinciso con la nascita di Alessandra, primogenita di Antonio e Roberta, a cui è seguito poi l’arrivo di Maddalena nel 1996, due giovani donne che ora guidano l’azienda e che hanno un posto speciale nel cuore di Ferrari: «Tra i momenti più belli vissuti in azienda c’è sicuramente poter osservare Alessandra e Maddalena diventare parte attiva della cantina: le ho viste nascere, poi crescere e io sono cresciuto un po’ con loro. Vedere la nuova generazione di Maso Martis così appassionata come lo eravamo noi è un’altra grande soddisfazione».

 

 

 

 

 

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Michela Pesenti
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