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I ricordi gastronomici di Torino al Salone dell’automobile

di Vilma Nazzi

                    Sanone Auto Torino illumina la Mole Antonelliana a cento giorni dall'evento - 4 giugno, Salone Auto Torino ha acceso la città e illuminato la Mole Antonelliana

 

Tra gli anni ’50 e ’60 mio padre ci portava a visitare il Salone dell’Automobile a Torino, nei primi giorni di novembre; so che c’era tanta nebbia e tanto freddo, si faceva una gran fatica per vedere le automobili , stando sulle punte dei piedi e dietro a tanta gente e ogni tanto dalle macchine uscivano delle donne alte, eleganti con manicotti e cappelli di pelo su dei tailleurs, oppure in abiti da sera in velluto e in taffetà: si guardava senza molto interesse: la macchina in famiglia era sempre stata considerata un mezzo necessario, nessuna passione, però mio padre ci faceva fare questa gita da Milano.

E poi stanchi ed affamati andavamo in un ristorante o trattoria o una ‘piola’ ritornate oggi in auge, che si trovava sotto i portici; a Torino non mancano. La porta , metà in ferro e metà in vetro opacizzato, dal portico immetteva direttamente in una saletta dove lungo la parete c’era un tavolo rettangolare che già era occupato da mio fratello e dagli impiegati del papà, e mangiavano e bevevano del vino rosso ed erano allegri, mentre noi eravamo intirizziti e con le facce rosse che pungevano. Ma subito anche a noi furono portati dei salumi e dei fritti , in attesa dei Plin in brodo.

Per la prima volta mangiai la “Battuta al coltello di Fassona”, che è forse l’elemento principe degli antipasti piemontesi. Fassone è una razza di bovino di pregio, allevato in Piemonte. E’ una carne tenera e magra. La preparazione è semplice, ma richiede del tempo perché, tolta dal frigorifero dieci minuti prima, va battuta a lungo con un coltello molto affilato, poi condita con sale, pepe, succo di un limone ed olio d’oliva leggero. Il pezzo di carne è il girello. Mentre dei fritti piemontesi credo di averne parlato in un pezzo precedente; la loro caratteristica è la varietà: dall’interiora alle fettine di vitello, dal cardo alla crema fritta.

I “Plin”sono ravioli di pasta fresca, tirata molto sottile, di dimensione più ridotta e vengono farciti con un misto di carni stufate avanzate-manzo, maiale, coniglio – e di verdure tipo scarola o spinaci, un po’ di parmigiano per legare e poi si chiude il quadratino di pasta dando un pizzicotto, ‘plin’ appunto e questo serve a creare quell’incavo che trattiene il sugo delle carni stufate. Si possono condire anche con il burro fuso e leggermente brunito e, se si può, con qualche scaglia di tartufo. Noi li avevamo mangiati in brodo.

Per la tavola girava una torta di riso e spinaci, gustosa in ogni momento. La ricetta: 800 gr di spinaci,150 gr di riso Arborio, 4 uova, brodo vegetale, olio d ‘oliva, uno spicchio d’aglio, pane grattugiato Si fanno a pezzettoni gli spinaci, si mettono nella casseruola con l’olio d’oliva e lo spicchio d’aglio quando soffriggono, aggiungendo qualche cucchiaio di brodo vegetale e, ammorbiditi, si tolgono dal fuoco e si butta via l ‘aglio. Quando gli spinaci si sono raffreddati si uniscono le uova, il riso e si riporta sul fuoco fino a che il riso sarà a metà cottura ; allora si mette in una pirofila e si cerca di livellare il composto, si aggiunge una spolverata di parmigiano e di pane grattugiato e in forno per un’oretta.

Noi mangiavamo dei fritti , mentre mio padre prendeva dal carrello dei bolliti: testina, lingua e un pezzo di gallina senza nessuna salsa , ma solo con un sale un po’ grosso. Alla fine la torta di nocciole, che è molto semplice da preparare anche perché le dosi sono molto ripetitive:200 gr di farina, 200 gr di nocciole, 200gr di burro,2uova, 200g di zucchero, mezza bustina di lievito per dolci, 50 gr di latte. Si mettono le nocciole nel mixer, si fa intiepidire il burro, e si uniscono le uova, lo zucchero e si mescola tutto nella ciotola del mixer : s’inforna pe quaranta minuti ad una temperatura a 170°, se si vuole si può ricoprire con una granella di nocciole oppure, sfornata, con lo zucchero a velo.

Prima di riprendere la strada del ritorno , entrammo in un bellissimo Caffè, dove bevemmo il famoso ‘bicerin’ a noi sconosciuto :è una bevanda calda analcolica a base di caffè , cioccolato e crema di latte. Per la mamma , il papà comprò un cabaret di savoiardi.