Fra i convegni collaterali di questo Vinitaly, hanno rivestito grande attenzione fra i distillatori quello organizzato dall’Agenzia delle
Dogane, il primo giorno di fiera, e quello per la valorizzazione della Grappa, organizzato da AssoDistil il giorno successivo.
Il primo ha presentato ai produttori di spiriti l’attività di certificazione di ADM-Cert, la struttura allestita dall’Agenzia delle Dogane per offrire ai produttori di spiriti la garanzia di un’autorità pubblica a tutela dell’autenticità della qualità regolamentata dai disciplinari dei prodotti a IG. E’ l’argomento con cui avevamo aperto il numero scorso di questo Giornale, e di cui continueremo sicuramente ad occuparci.
Il Ministro del Commercio cinese Wang Wentao ha dichiarato che l’indagine antidumping sui brandy dell’Unione Europea non è rivolta contro nessuno Stato in particolare: come si ricorderà, l’avvio dell’indagine, annunciato il 4 gennaio scorso dal Ministero del Commercio cinese sulle importazioni di brandy dall’Unione europea (motivata ufficialmente da una richiesta della Associazione Cinese Bevande Alcoliche) aveva destato vive preoccupazioni, per il sospetto che la motivazione reale fosse una reazione di Pechino all’indagine anti-dumping europea sull’esportazione di autovetture elettriche cinesi: fautrice di quest’ultima indagine nell’Unione Europea era stata soprattutto la Francia, e proprio la Francia è il maggior produttore ed esportatore di brandy in Cina. Secondo i dati diffusi dalle dogane cinesi, nel 2023 la Cina ha importato 43,3 milioni di litri di brandy per un valore di 1,75 miliardi di dollari. La Francia da sola rappresentava il 96,16% del volume totale e il 99,27% del valore totale delle importazioni di brandy in Cina.

AssoDistil aveva appena lanciato una campagna per la promozione di Brandy Italiano in Cina. Ma l’indagine cinese è motivata dalle preoccupazioni per la crescente quota di mercato del brandy dell’Unione Europea in Cina, che – lamenta l’Associazione dei produttori cinesi – starebbe invadendo la quota di mercato del brandy nazionale (si stima in via preliminare un margine di dumping del 15,88%).
Secondo l’annuncio del Ministero cinese, l’indagine iniziata il 5 gennaio 2024 dovrebbe concludersi entro il 5 gennaio 2025, con la possibilità di una proroga di sei mesi in circostanze particolari.
Vinitaly archivia la sua 56^ edizione con 97.000 presenze e un leggero incremento gli operatori esteri, arrivati da 140 paesi: sono stati 30.070 (31% sul totale) – informa VeronaFiere – di cui 1200 grandi compratori (+20% sul 2023) provenienti da 65 nazioni, selezionati, invitati e ospitati da Veronafiere in collaborazione con ICE-Agenzia.
La presenza degli importatori ha costituito il motivo di maggior soddisfazione riscontrato fra gli espositori che abbiamo intervistato, produttori italiani di spiriti; il loro arrivo era stato preannunciato dall’organizzazione di accoglienza del Vinitaly, che ha lavorato molto per questo, insieme a ICE-Agenzia.
Il maggior numero di presenze estere a Vinitaly 2024 è arrivata dagli Stati Uniti, anche stavolta in testa, con 3700 operatori presenti in fiera (+8% sul 2023). Seguono Germania, Regno Unito, Cina e Canada (+6%). Sono aumentati anche i compratori giapponesi (+15%).
Bilancio positivo anche per Vinitaly Plus, la piattaforma di incontro tra domanda e offerta con 20.000 appuntamenti professionali, raddoppiati in questa edizione, e per il fuori salone ”Vinitaly and the City”, l’iniziativa finalizzata a deviare dal quartiere fieristico il grande flusso di amatori del vino non professionisti (in effetti, sono stati molto meno delle passate edizioni – anche se non sono mancati – gli espositori che si sono lamentati del tempo sottratto all’attività di vendita a causa dei visitatori animati dalla sola curiosità. Ma anche questi ultimi non sono dispiaciuti a tutti gli espositori, anche se la maggior parte di loro ha auspicato una selezione dei visitatori che escluda i non professionisti). ”Vinitaly and the City” ha superato le 50.000 degustazioni (+11%).
Secondo il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, “Vinitaly consolida il proprio posizionamento business e un ruolo sempre più centrale nella promozione internazionale del vino italiano.
I dati della manifestazione, unitamente al riscontro positivo delle aziende, confermano gli obiettivi industriali dell’attuale governance di Veronafiere fortemente impegnata a potenziare il brand fieristico del made in Italy enologico nel mondo. Va in questa direzione il rafforzamento della collaborazione con tutti i referenti istituzionali, oggi in prima linea con Veronafiere nel sostenere l’internazionalizzazione del settore”.
“La profilazione degli operatori è tra i nostri principali obiettivi strategici - commenta l’amministratore delegato di Veronafiere, Maurizio Danese - un risultato già centrato nella scorsa edizione, quella della svolta di Vinitaly, e proseguito quest’anno anche nei confronti della domanda domestica, in particolare quella del canale horeca attraverso iniziative di comunicazione e marketing che hanno contribuito all’incremento delle presenze italiane. In questi giorni abbiamo registrato reazioni positive da parte delle aziende, dei consorzi e delle collettive regionali.Una iniezione di fiducia in un momento complesso che ci vede impegnati a supportare il principale prodotto ambasciatore e apripista dell’agroalimentare del Belpaese nel mondo”.