Articolo di Mario Lettieri e Péaolo Raimondi**
Le guerre e gli scontri geopolitici in corso hanno oscurato certe preoccupanti tendenze
economiche negli Usa e anche nel resto del mondo. Non hanno cancellato le realtà. Basti
osservare attentamente gli andamenti finanziari di oltre oceano.
L’agenzia di stampa Bloomberg News stima che a fine ottobre 2023, il pagamento degli
interessi sul debito pubblico federale, calcolato su 12 mesi, ha raggiunto circa 1.000
miliardi di dollari. Il livello annualizzato degli interessi pagati è raddoppiato rispetto alla fine
di marzo 2022.
E’ l’effetto combinato del Quantitative Easing e dell’immissione di liquidità, con i quali la
Federal Reserve ha sostenuto il sistema durante la crisi pandemica, e poi con i successivi
aumenti del tasso di sconto per contenere l’inflazione, prodotta in parte proprio dal QE.
Il governo americano pagherà più interessi sul debito anche rispetto alle già stratosferiche
spese militari!
Nell’anno fiscale 2023, che è terminato il 30 settembre, il deficit di bilancio è stato di 1.700
miliardi di dollari, un aumento di 320 miliardi, cioè il 23% in più rispetto a quello dell’anno
fiscale precedente. La gran parte di quest’aumento si deve alla crescita di ben 184 miliardi
per interessi sul debito. Sarebbe stato di 2.000 miliardi se la Corte Suprema non avesse
bloccato il programma di cancellazione del cosiddetto “debito degli studenti”.
Il debito pubblico ha superato 26.200 miliardi, con un aumento di circa 2.000 miliardi
rispetto al 2022. A ciò ha contribuito molto la diminuzione delle entrate di ben 457 miliardi,
dei quali 456 sono meno tasse sui redditi dei cittadini. Altro che ripresa, è una realtà
amara per la maggioranza della popolazione americana.
Gli alti tassi d’interesse hanno reso i prestiti più costosi, aumentando la pressione sul
debito americano. Oggi i Treasury bond a 10 anni hanno un tasso di interesse di quasi 5
%, tre volte il livello di due anni fa! Nei mesi scorsi l’aumento dei tassi ha mandato a
gambe all’aria parecchie banche regionali che erano piene di titoli pubblici a basso
rendimento. La crescita dei tassi è andata di pari passo con l’inflazione. Adesso si afferma
che quest’ultima sarebbe scesa al 3%. Molti si affidano alla smorfia napoletana per
“indovinare” quali saranno i tassi futuri dei T-bond.
Questa situazione rischia di generare un permanente stato d’instabilità del bilancio
federale. Il rischio di un shutdown al primo di ottobre era stato evitato all’ultimo minuto con
un accordo bipartisan alla Camera dei deputati. Per legge, le agenzie federali devono far
approvare dal Congresso i programmi di spesa per spendere i soldi. Il shutdown implica la
sospensione di numerose operazioni del governo federale per mancanza di soldi, con
effetti negativi sui lavoratori pubblici, sull’economia e sull’intera cittadinanza. Senza nuovi
accordi, il 17 novembre ci potrebbe essere un nuovo shutdown. Certamente sarà ancora
una volta evitato, ma queste montagne russe per il bilancio federale non sono un bel
biglietto da visita per il resto del mondo.
A giugno scorso fu evitato il default con un accordo bipartisan, il “Fiscal Responsibility Act of
2023”, che sospende il fatidico tetto del debito federale fino al primo gennaio 2025. L’accordo
prevede un limite di spesa discrezionale di 1.590 miliardi di dollari per due anni. In altre parole, il
governo può prendere prestiti e spendere di più di quanto fissato nel bilancio federale. La ragione
della crisi era dovuta al fatto che già in gennaio si era raggiunto il tetto del debito previsto per il
2023 di 31.400 miliardi. L’agonia fu protratta fino a giugno con “misure straordinarie” di carattereamministrativo-finanziario.
Persino due agenzie di rating americane, Standard &Poor’s e Fitch, da sempre molto generose nei
confronti dei titoli americani, hanno dovuto ritoccare al ribasso il loro rating circa la capacità di
ripagare il debito. Gli Usa hanno perso la tripla A, il massimo dei rating, e ciò potrebbe avere un
effetto sia sul costo del debito sia sulla propensione degli investitori a fare prestiti al governo
federale. Moody’s ha invece confermato la tripla A ma con un outlook da stabile a negativo.
Gli Usa guardano avanti e si aspettano che in dieci anni il debito federale sarà di 52.000 miliardi di
dollari. Per il momento sembrano voler ignorare le cause profonde delle crisi, della finanza
speculativa, delle banche too big to fail, dello shadow banking per concentrasi, invece, sul taglio
delle spese sociali di bilancio e sull’aumento delle tasse. Non offrono nessuna idea nuova per
affrontare i problemi succitati e i loro riverberi negativi in tutto il mondo, a partire dall’Europa..
*già sottosegretario all’Economia **economista