In questo sito possono essere usati cookie per garantire una ottimale fruizione dei suoi servizi.

Italian Wines and Spirits
Menu

Select your language

Select your language

Il sistema informatico di ITALIANWINESANDSPIRITS.COM  e ENOPRESS.IT  ci consentono di ricevere e pubblicare i comunicati in tutti i loro elementi: testo, foto, immagini, link, video, ecc. Per agevolarne l'inserimento si prega di seguire questi SUGGERIMENTI

I PICCOLI BIRRAI HANNO UNA GRANDE SPINA NEL FIANCO

Sul finire dell’estate e del bere birra ritorna questa riflessione che ha richiamato lo scorso anno gli addetti e gli appassionati. IWS riporta in prima pagina l’ interessante articolo tutto da leggere, e da avere sempre vicino, scritto da Flavio Bini pubblicato sul Venerdi di Repubblica del 18 Giugno 2022 e che porta tanta e eccellente informazione sul fronte della birra in Italia, attraversato da due minacciosi fronti, quello della pandemia che ha portato ad un forte calo dei consumi tra il 2019 e il 2029 (pari al -11,4%), e quello delle acquisizioni da parte delle multinazionali. Secondo Birritalia, il 59 per cento delle vendite di birre prodotte in Italia si concentra in tre grandi gruppi.

Le multinazionali hanno iniziato con la Peroni e la Icnusa. Poi hanno puntato ad acquistare quelle artigianali. Vista la resistenza italiana ora cambiano strategia. E si travestono.

Dai dati forniti da Assobirra (l’associazione di categoria di Confindustria che associa prevalentemente i grandi operatori industriali, quindi le controllate delle multinazionali) nell’ articolo ………….che abbiamo appena pubblicato si rileva che la produzione in Italia è diminuita dell’ 8,4 per cento, passando da 17,29 milioni di ettolitri a 15,83.

MORETTI E LE ALTRE

A fare da padrona è Heineken Italia che distribuisce tra gli altri Birra Moretti, Ichnusa, Dreher e Birra Messina e che nel 2019 – ultimo anno di vendita prima dello shock della pandemia – valeva il 31 per cento del totale. Parla giapponese ormai da quasi cinque anni la Peroni, seconda nella classifica del mercato con il 18,3 per cento delle vendite, acquistata dal colosso giapponese Asahi nel 2016 dopo che lì’ Antitrust europeo aveva imposto alla britannica SabMiller di cedere alcune delle sue controllate per autorizzare la maxi fusione con AB InBev. Il gigante belga, terzo posto in Italia con il 9,4 per cento, è il dominus assoluto del settore con quasi il 30 per cento delle quota del mercato mondiale. Oltre a importare in Italia marchi come Corona, Budweiser, Beck’s, Stella Artois e Leffe nel 2016 ha sorpreso gli addetti ai lavori quando ha rilevato Birra del Borgo, giovanissima azienda aretina diventatainpoco tempo il primo birrificio artigianali italiano per dimensioni.

Ora per la Birra, l’ ultima linea del fronte dell’ italianità si stende per 183 chilometri tra San Giorgio di Nogaro, in provincia di Udine, e Lagundo, a pochi passi da Merano in Alto Adige. “Quel che resta di gran parte della birra tricolore – nota Flavio Bini - ha la residenza in questa piccola porzione di territorio del profondo Nordest: tra gli stabilimenti in Friuli Margherita di Birra Castello, proprietaria anche dei marchi Padavena, Dolomiti e Superior, e quelli di Forst, azienda con oltre 160 anni di storia, guidata da Margherita Fuchs von Mannheim, che oltre al brand omonimo mette sul mercato anche la Menabrea, storica azienda di Biella. Tutto il resto, o quasi, della birra sui nostri scaffali veste italiano ma è in mano ai giganti stranieri del settore, che da diversi anni si sono accaparrati tutte le principali etichette nostrane. Secondo i dati elaborati da Birritalia, il 59 per cento delle vendite di birre prodotte in Italia si concentra in tre grandi gruppi”

Unionbirrai è la rappresentanza di categoria dei microbirrifici italiani che, -chiarisce Bini -nel complesso tra birrifici e cosiddette beerfirm, conta 1.195 realtà presiedute da Vittorio Ferraris e con e una produzione complessiva di 675 mila ettolitri. Un dato questo che impatta non solo con gli oltre 15 milioni di Assobirra, ma anche ai ristori indirizzati alla produzione agroalimentare, ma non alla somministrazione.

E pensare che le multinazionali non hanno risparmiato nemmeno ‘Na birretta’ il popolare marchio di Ostia finito sotto il controllo degli americani di Molson Coors.