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Articolo di Mario Lettieri+ e Paolo Raimondi++


L’India sta accelerando il processo verso l’utilizzo delle monete locali, ovviamente anche della sua
valuta, la rupia, nei commerci internazionali. Poiché l’India non è vista come un “nemico”, come la
Russia, né un “pericoloso concorrente”, come la Cina, ciò potrebbe, e dovrebbe, essere da stimolo
per l’Unione europea e per i singoli Paesi europei, Italia in primis, a immaginare e proporre una
possibile riforma del sistema monetario globale, basato appunto su un paniere di monete importanti.
Ci sarebbero dei forti alleati.


Secondo esperti politici indiani ”le sanzioni hanno creato un nuovo mondo di paesi che cercano di
commerciare utilizzando le proprie valute invece del dollaro Usa”. Essi affermano anche che le
sanzioni hanno danneggiato paesi terzi, come l’India, responsabili soltanto di avere dei rapporti
commerciali con chi, per svariati motivi, è stato oggetto di sanzioni.
Ad esempio, il Venezuela e l'Iran sono ricchi di petrolio e in passato sono stati i principali fornitori
dell'India. Il commercio fu di fatto fermato a causa delle sanzioni statunitensi. Anche il Myanmar ha
subito diverse sanzioni, inasprite dopo il recente colpo di stato. A pagarne le spese è stato anche il
commercio indiano.


L';India fa sapere di essere stata anch’essa colpita dalle sanzioni occidentali dopo i test nucleari del
1974 e del 1998. Com’è noto, le sanzioni vietano a persone fisiche e società (comprese le banche) di fare determinate
transazioni con controparti nei paesi target. Poiché gran parte del commercio globale è in dollari, le
società e i paesi sanzionati non possono più accedere al sistema bancario statunitense e sono,
quindi, esclusi dal commercio globale. Ciò rende le aziende diffidenti nel fare affari con paesi
sanzionati e rende efficaci le sanzioni statunitensi, anche se molti governi non le riconoscono.
Una valuta legale si basa sulla fiducia nel governo che la emette. Molti indiani affermano che il
governo Usa ha abusato di questa fiducia. Non solo per le sanzioni ma anche per la creazione di
denaro eccessivo attraverso l’aumento del proprio debito pubblico.

L’India riconosce che Pechino desiderava da tempo che la sua moneta sostituisse il dollaro come
mezzo di scambio internazionale. Nel 2016 lo yuan è stato aggiunto al paniere di valute utilizzate
dal Fmi per calcolare i Diritti Speciali di Prelievo. Nello stesso anno ha creato l'Asian Infrastructure
Investment Bank (Aiib), la versione cinese delle istituzioni guidate dall'Occidente come la Banca
mondiale e l'Asian Development Bank. L Aiib ha il supporto di oltre 90 paesi e l'India ne è il
secondo maggiore azionista.

Sebbene la sua economia sia più piccola di quella cinese, l'India ha maggiori possibilità di
internazionalizzare la sua valuta rispetto alla Cina in quanto è ritenuta più orientata al mercato e più
trasparente.

L’India sostiene che le sanzioni occidentali contro Russia, Iran e Myanmar rimarranno a lungo e
che in futuro altri paesi potrebbero essere presi di mira. Questo timore la sta spingendo a preparare
sistemi di pagamento alternativi. L'obiettivo è creare sistemi paralleli che possano consentire il
commercio, piuttosto che "sostituire" il dollaro.

La rupia indiana può fornire uno di questi meccanismi. Lo ha già fatto in passato anche se in modo
limitato. Infatti, fino al 1971 essa è stata utilizzata come valuta da molti stati del Golfo Persico,
Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrain, ecc. Poi, ripetute svalutazioni hanno spinto questi paesi a
creare le proprie monete.

Si presume erroneamente che l'imperialismo britannico abbia introdotto la rupia nel commercio
internazionale, ma essa era una valuta commerciale già liberamente circolante molto prima
dell'arrivo delle compagnie europee sulle coste indiane. Gli storici indiani hanno dimostrato che la
rupia è stata utilizzata per 500 anni nel commercio con il subcontinente indiano, anche grazie alla
presenza di un’influente diaspora commerciale indiana. La storia della rupia dal XVII all'inizio del
XX secolo non ha esempi paragonabili nella Cina imperiale di quel periodo.

Oggi, la United Payment Interface dell'India, un sistema di pagamento in tempo reale sviluppato
dalla National Payments Corporation per facilitare le transazioni interbancarie e regolato dalla
Reserve Bank of India, consente ai titolari di conti di effettuare pagamenti in rupie in diversi paesi:
Singapore, Emirati Arabi Uniti, Mauritius, Nepal e Bhutan. L'India incoraggia attivamente il
commercio bilaterale con il Bangladesh e lo Sri Lanka utilizzando la rupia. La banca statale, UCI
Bank, che in passato ha facilitato il commercio con l'Iran, programma di espandere le sue attività
nell’intera regione asiatica.

Una nota conclusiva che riguarda l’Europa. Secondo una recente analisi pubblicata da Bloomberg,
dall’inizio della guerra in Ucraina e dell’inasprimento delle sanzioni che hanno drasticamente
ridotto le importazioni europee di gas e di petrolio dalla Russia, l’India è diventata in primo
fornitore di prodotti petroliferi dell’Europa. Non dovrebbe sorprendere che Nuova Delhi importa
petrolio principalmente dalla Russia. Resta ancora una domanda: come sono pagate le fatture, in
euro, in rupie o ancora in dollari?

 

*già sottosegretario all’Economia **economista