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DAL BARILE ALLA POMPA IL FISCO PESCA IL 58% - AI BENZINAI UN EURO SU 10

 

 

0.rassegna stampa

 

Così’ nel titolo di la Repubblica per l’ampio servizio di Luca Pagni pubblicato il 13 gennaio, nel pieno della protesta contro i nuovi prezzi del carburante. Indubbiamente impressiona leggervi che alla pompa ‘circa un terzo del valore finale è dovuto ai costi industriali’ e che il livello totale dei prezzi è tale a causa della componente fiscale.

Ben due diagrammi assai eloquenti rendono noto ai lettori quanto le misure del governo e il più ampio dibattito pubblico avevano mancato di evidenziare. Scrive Luca Pagni: L’Italia è sul podio dei Paesi europei dove è maggiore la componente fiscale: è al primo posto per il gasolio, al secondo per la benzina”. Per la benzina la componente fiscale è pari al 58% (con i prezzi del 9 gennaio scorso), col prezzo della benzina di 1,812 euro/litro, la componente fiscale risultava di 1,055 euro/litro mentre la componente industriale era pari a 0,757/litro. Della componente fiscale di 0,728 euro/litro sono accise mentre 0,327 euro/litro è iva al 22%. Accanto al testo un’eloquente tabella elenca le ben 19 accise (dal conflitto in Etiopia, Onu in Libano e Bosnia a terremoti, alluvioni e tanto altro che nel corso di 80 anni, dal 1936 al 2014) hanno gravato sugli automobilisti

Diversi ma non meno inquietanti i numeri che formano i prezzi del gasolio riferiti al prezzo medio di dicembre scorso. Mentre la componente industriale pesava per il 45%, ovvero 0,777 euro/litro rispetto al 55% della componente fiscale, pari a 0,940 litro che porta – a quanto si legge, l’Italia al primo posto in Europa per il peso complessivo delle tasse.

Ammirabile la disamina precisa e dettagliata in tutti i suoi elementi quella condotta Luca Pagni. Indica a utenti e opinione pubblica tutta la realtà sottostante al tema ‘benzina e diesel’, a quanto di non detto sui recenti provvedimenti e al passo indietro del governo e sull’allarme per le nuove misure che ha messo i distributori sul piede di guerra.

Quanto incassano i benzinai? Illuminante anche in questo l’eccellente lavoro di Pagni. Il margine dei gestori dei distributori, a seguito di quanto sopra elencato, vale circa l’8-10% del prezzo per il gasolio e arriva fino al 12% per la benzina. Questi sono i margini su cui l’operatore può agire per modificare il prezzo alla pompa. Con l’avvertenza che il gasolio è più costoso in quanto il numero degli impianti di raffinazione in Europa si è ridotto negli ultimi 10-15 anni provocando un aumento della domanda.

Una disamina nel suo complesso ben chiara al governo e che assieme alla protesta dei benzinai ha indotto la Meloni a rimettere mano su un decreto appena approvato per esplicitare una clausola: l’extra gettito Iva provocato dall’aumento del costo della benzina potrà essere utilizzato per abbassare il prezzo del carburante, attraverso una riduzione delle accise.

Ancora sul piede di guerra i distributori per il proclamato sciopero del 25-26 gennaio e attendono le ulteriori mosse del governo.