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di cellavinaria

Un mondo pieno di bellezza e gusto.

LE LANGHE - Comprese nelle province di Cuneo e Asti, il loro nome deriva dal dialetto locale: le “langhe” sono le creste affilate delle colline. Il paesaggio è caratterizzato soprattutto da immense distese di vigneti a perdita d’occhio. Le Langhe appartengono infatti ad uno dei distretti dei vini del Piemonte, insieme al Monferrato e al Roero. Qui vengono coltivati i vitigni della Barbera, del Dolcetto e Nebbiolo.

ROERO - Nelle province di Cuneo e Asti, il Roero è caratterizzato da un terreno sabbioso che permette non solo la produzione di vini come il Roero rosso o il vino bianco la Favorita, ma anche prodotti agricoli eccellenti, come le pesche o le fragole.

MONFERRATO - Il Monferrato è compreso nelle province di Asti ed Alessandria. La terra è calcarea e sabbiosa e si profila in dolci colline, in parte coltivate, in parte boscose. Insieme alle Langhe e al Roero, il Monferrato fa parte di uno dei due distretti dei vini piemontesi. Qui viene coltivato principalmente il vitigno della Barbera d’Asti, Barbera del Monferrato e il Grignolino d’Asti.

Pochi sono i luoghi in Italia che invitano ad un turismo autunnale come questi magnifici e leggendari luoghi do Monferrato, Langhe e Roero ove il vino è impareggiabile, il cibo non da meno e le location sono invitanti, colorate e di sicuro effetto. Centinaia di attività avvicinano alla tradizione curando la qualità sia dell'eno-gastronomia sia dei suggestivi luoghi e strutture ospitanti. Ville, castelli, antiche osterie dove quasi tutto è fatto a mano, cantine, infernot, vigne, produttori grandi e piccoli, carne fassona e tartufo, dolci e formaggi, grappe e liquori, paste ripiene e risotti ai mille gusti, confetture e miele, pane e grissini di ogni genere, accompagneranno il vostro soggiorno in luoghi unici ed esclusivi dove nulla è improvvisato, dove la fretta non esiste e la qualità è indubbia.

Qui sotto abbiamo cercato, non con poche difficoltà, di riassumere le numerose produzioni e possibilità che questi magici luoghi offrono anche se, siamo consapevoli che il lavoro svolto non è altro che un granello di sabbia ma certamente può dare un'idea di ciò che ci si può aspettare visitando, per qualche giorno, questi luoghi.

Non esiste periodo migliore per un week end o una semplice gita in uno dei luoghi più suggestivi d'Italia dove il buon cibo, i grandi vini e la più importante architettura militare in Italia ti accompagnano in un vasto territorio immerso in paesaggi e natura che si perdono nel nostro sguardo. Gli itinerari sono pressochè infiniti e ogni esigenza viene soddisfatta da innumerevoli proposte: dell'osteria tipica al suggestivo bed and breakfast in collina, dalla drogheria storica al resort in castello da favola fino al paesaggio tra le viti. Il nostro non vuole essere un catalogo di luoghi o proposte, non è nostra intenzione perchè il web ne è pieno, ma solo un modo per consigliare un luogo da visitare a chi magari, non lo conosce dalla giusta prospettiva.

Sono trascorsi più di mille e cinquant’anni dalla nascita del Monferrato. Era il 967 quando il marchese Aleramo lo istituì con diploma imperiale oggi custodito all’archivio di Stato di Torino. Una ricorrenza che cadrà nel 2017 e che la Camera di Commercio di Asti si propone di onorare con un calendario di eventi, in via di definizione.

Langhe, Roero e Monferrato PATRIMONIO UNESCO DAL 2014

UN LUOGO MAGICO DOMINATO DALL'ARTE, DAL BUON CIBO E DAI GRANDI VINI.

Ottimo cibo, buon vino, storie e castelli, luoghi nobili e case militari, forti e manieri, ville e cantine, ci faranno immergere in un mondo unico collegato dal piacere della scoperta.

Il «Mon-frà»

In realtà del territorio che i discendenti di una delle più importanti famiglie marchionali del Medioevo governeranno fino al 1305 (dorsale collinare Torino-Casale Monferrato a Nord, Appennino ligure al Sud e ai fianchi Langa e Alessandrino) non è certo neppure l’etimo, dei tre supposti. Il preferito, guarda caso, è «Mon - frà», ossia il “mattone ferrato” usato per ferrare il destriero nella leggendaria cavalcata.

MARCHESE ALERAMO
MONFERRATO

LA LEGGENDA DEL NOME “MONFERRATO. Merita qui proporre una sintesi di una nota leggenda di cui fa cenno anche il Carducci nel suo saggio “Gli Aleramici”. Si narra che Aleramo sarebbe figlio di una coppia di nobili Sassoni che, per adempiere un voto si recavano pellegrini a Roma. Giunti a Sezzadio nacque loro figlio che lasciarono in custodia ad una famiglia del luogo, per proseguire il viaggio. Non tornarono mai più. Aleramo crebbe e partecipò con l’Imperatore Ottone I ad una campagna condotta contro alcune città lombarde. Alasia figlia di Ottone si innamorò di lui e insieme fuggirono verso l’Appennino Ligure.

Qui prese nome dalla bella principessa la città di Alassio come illustrato anche da una serie di maioliche che l’Amministrazione Comunale ha collocato sul famoso “muretto di Alassio”. Tornati alla corte imperiale e perdonati grazie all’intervento del Vescovo di Albenga, ottennero la promessa di una Marca grande come tutto il territorio che Aleramo fosse riuscito a circoscrivere in tre giorni di cavalcata. Riuscì nell’impresa di percorrere tutto il territorio tra il Po ed il mare che era stato testimone della sua infanzia. Ancora il Carducci ci racconta che Aleramo non trovando strumenti adatti a ferrare il cavallo per il viaggio, adoperò un mattone che nel volgare locale si diceva mun e così il cavallo fu ferrato frrha da cui il nome Monferrato. Oltre alla citata leggenda, alcuni storici attribuiscono l’origine del nome alla città di Aysemberg in Sassonia dalla quale sarebbero venuti gli Aleramici e Il cui nome, tradotto in italiano, significa “Monte di ferro”. Secondo Galeotto del Carretto nelle sue “Cronache del Monferrato”(1493), l’etimologia sarebbe suffragata dagli stemmi e le armi dei conti di Aysemberg dove domina il rosso ed il bianco come in quelli degli Aleramici. Altri fanno risalire a “Mons ferax” l’origine del nome. 1035. Adelaide, figlia di Olderico Manfredi, marchese di Torino e di Susa, eredita la marca portandola in dote al terzo marito, Oddone di Moriana, figlio del Biancamano. Alla morte di Adelaide (1091), il marchesato di disgrega originando molteplici riferimenti comitali e marchionali, tra cui emergono quelli dei conti di Savoia, dei marchesi di Saluzzo e di Creva e dei marchesi del Monferrato. SEC. XI-XII. Fondazione di numerose abbazie come sostegno al prestigio delle famiglie marchionali. Le istituzioni monastiche fondate dai Cistercensi – tra cui S. Maria di Lucedio (1123, presso Trino) – occupano territori incolti, che provvedono a coltivare direttamente mediante aziende agricole, dette grange, i primi rilevanti insediamenti produttivi. 1150-1305. Gli Aleramici e con essi il Monferrato diventano protagonisti importanti della storia. Guglielmo V (1133?-1191) sposa Iulitta sorellastra del padre di Federico I Barbarossa, Imperatore che condusse una serie di guerre contro Milano e la Lega Lombarda. Al suo fianco come fedele alleato sempre lo zio Guglielmo tra i pochi Signori dell‟epoca fedeli all‟Imperatore.

MONASTERO BORMIDA (AT)

Ad Occimiano si svolsero gli incontri preparatori dell‟assedio contro Milano. In funzioni anti-Marchese di Monferrato ed anti-Imperiale fu fondata con l‟appoggio di Papa Alessandro III la città di Alessandria (1168). I confini dei possedimenti monferrini di Guglielmo mutavano in continuazione. In tutto questo periodo Casale seguì vicende proprie, come comune ed in lotta continua con il Vescovo di Vercelli per i tributi a lui dovuti. Gli aleramici, le cui vicende sono, per ora, abbastanza distinte da quelle del comune di Casale Monferrato, continuano a sognare un regno. Come tanti europei Guglielmo V impegnò se stesso ed i suoi figli nella II e III Crociata con motivazioni religiose ma non solo. Si distinsero in Oriente il primogenito Guglielmo (detto “Lungaspada” che sposò Sibilla regina di Gerusalemme), Corrado ed in un secondo momento anche Bonifacio I. In Oriente morirono tutti anche Guglielmo V (detto il Vecchio) nel 1191. 3 Anche altri marchesi di Monferrato tentarono più volte di accrescerà le proprie fortune territoriali in Terra Santa durante la Crociate successive. Come già accennato in precedenza, i contrasti tra il Vescovo di Vercelli e Comune di Casale unitamente al Capitolo del Duomo erano frequenti. Nel 1215 truppe alleate vercellesi, alessandrine, pacilianesi (Paciliano era l‟attuale S. Germano frazione di Casale), unitamente anche a quelle inviate dal duca di Milano attaccarono il borgo, devastando e uccidendo. Appiccarono fuoco al Duomo e gli alessandrini rubarono le reliquie del santo trafugando anche il galletto, banderuola segnavento installata sul tetto della chiesa. I capifamiglia casalaschi furono deportati ed il borgo parve declinare irrimediabilmente. Solo l‟intervento provvidenziale dell‟imperatore Federico II che concesse aiuti e fece rientrare gli esiliati salvò il Casale di S. Evasio dalla rovina. Visse in questo periodo fra Ubertino da Casale (1259 - ?) frate francescano del gruppo degli intransigenti, citato nella “Divina Commedia” e nel “Nome della rosa” di Umberto Eco. Guglielmo VII (1240-1292), il “Gran marchese” fu anch‟egli un importante protagonista delle vicende storiche del suo tempo, conseguendo prestigio e potere per il ”Monferrato” su un territorio sempre più ampio che si estese su gran parte del Piemonte e della Lombardia. Sposò Beatrice figlia del re di Castigliia. Comandò l‟esercito della coalizione contro Carlo D‟Angiò sconfitto nella battaglia di Roccavione. Morì prigioniero ad Alessandria. Il di lui figlio Giovanni I morì senza eredi, lasciando il titolo marchionale a Iolanda Irene, sua sorella e moglie di Andronico II Paleologo imperatore di Costantinopoli. Viene quindi mandato dalla madre ad assumere l‟eredità monferrina, il secondogenito Teodoro che si afferma con non poche difficoltà, divenendo l‟iniziatore della dinastia Paleologa in Monferrato. Si deve evidenziare che diventa quasi impossibile tratteggiare per questo periodo un‟organica situazione del Marchesato di Monferrato causa l‟incessante succedersi di acquisizioni e perdite territoriali che ne trasformano continuamente l‟assetto. 1306-1434. Il giovanissimo Teodoro (16 anni) sposa Argentina Spinola di Genova e con l‟aiuto del denaro genovese si afferma come marchese. Nel 1316 anche Casale offre la sua “dedizione” a Teodoro. Il Marchesato subisce l‟occupazione dei Visconti di Milano (1370 – 1404). Da questi viene restituito ai Paleologi grazie all‟importante supporto che il Marchese Teodoro II ricevette dall‟intervento del casalese Facino Cane condottiero, capitano di ventura che riportò tra l‟altro a Casale le veneratissime reliquie di Sant‟Evasio (1403), trafugate dagli alessandrini nel 1215. Nella grandiosa basilica dedicata al Santo nella città di Casale, giunge anche il prezioso Crocifisso.

CASTELLO AGLIE’
CASTELLO BAROLO
CASTELLO DI TAGLIOLO
CASTELLO DI GABIANO
VISTA LANGHE
CASTELLO GRINZANE
CASTELLO DI CERESETO
CASTELLO DI FRAVIA
CASTELLO DI GUARENE
MONASTERO BORMIDA
CASTELLO DI PAVONE
CASTELLO DI PRUNETTO
SAN GIORGIO CANAVESE
SERRALUNGA D’ALBA
Vezzolano (AT)
Vezzolano (AT)
Calamandrana (AT)
Bergolo (CN) Cappella Romanica
Bergolo (CN)
Monforte d’Alba (CN)

Il Marchesato subì ancora una serie di evoluzioni. La massima espansione si può far coincidere con il governo di Gian Giacomo Paleologo (1395-1445) che spostò la sua capitale da Chivasso a Casale Monferrato (1434). Il territorio è diviso in due tronconi: Basso Monferrato con Casale, Trino, Moncalvo, Occimiano, Vignale, Fubine, Montemagno e Alto Monferrato con Acqui, Alba, Bergamasco, val Bormida di Spigno e la valle dell‟Erro. Divide le due parti del marchesato la valle del Tanaro tra Asti ed Alessandria. 1435-1559. Guglielmo VIII fratello di Gian Giacomo ottenne l‟erezione a diocesi della città .Con essa inizia l‟esistenza di un‟unità territoriale ancora oggi viva nel territorio monferrino. Con Bolla Pontificia di Sisto IV Casale diventa sede vescovile e con questo il Borgo diventa città e sede amministrativa del marchesato e fioriscono in tutto il territorio nuove chiese. Da ricordare la fondazione di San Domenico a Casale per adempiere ad un voto dei marchesi per propiziare la nascita di un erede maschio. Crea è oggetto di molte donazioni ed attenzioni sia di Guglielmo VIII che il fratello Bonifacio III ed il di lui figlio Guglielmo IX. Essi si dimostreranno signori illuminati, amanti delle arti e della cultura. La corte paleologa partecipa al grande movimento culturale che il Rinascimento Italiano avvierà in quegli anni.

L‟unico figlio maschio di Guglielmo IX muore giovanissimo e la Marchesa Anne D‟Alençon Valois reggente del marchesato durante il difficile periodo delle guerre tra Francia e Spagna vede, dopo la morte del figlio Bonifacio erede del marchesato, riapparire i Gonzaga di Mantova che avevano in precedenza ricusato una promessa di matrimonio tra Francesco Gonzaga e Maria Paleologa e che propongono le nozze tra Federico Gonzaga con la sorella di Maria, Margherita Paleologa, al fine di acquisire diritti ereditari sul Monferrato.

WHY IN ITALY

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Nel 1492, anno storicamente rilevante, lascia il segno anche in Monferrato. L‟editto di espulsione degli Ebrei dalla Spagna ne conduce a Casale un gruppo rilevante. La Comunità israelitica casalese aumenta e diventa prevalentemente Sefardita. Merita qui far cenno al fatto che, ancora ai giorni nostri, si discuta e si compiano ricerche circa la questione storica relativa alle origini del celebre Ammiraglio Cristoforo Colombo. Una nobile famiglia, i Colombo, possedeva il castello di Cuccaro. Da qui era partito nel 1578 Baldassarre Colombo di Cuccaro per rivendicare l‟eredità dell‟Ammiraglio il cui ultimo erede maschio (don Diego Colon y Previa) era morto a Madrid senza eredi. La questione si protrasse per molti anni e venne chiusa dal tribunale spagnolo 30 anni dopo riconoscendone il diritto ad un erede da parte di madre del suddetto Diego Colon. Non tutti si arresero asserendo che probabilmente la sentenza privilegiò la linea spagnola dell‟eredità. Ancora nel 2005 sono stati pubblicati tesi riguardanti la soluzione di questo enigma a favore della discendenza da Cuccaro, tesi suffragata comunque da documenti ritrovati nell‟Archivio di Stato di Torino. Forse non si riuscirà mai a conoscere del tutto la verità storica. Certo che questa tesi dei natali “cuccaresi” di Colombo affascina molto i Monferrini. Un altro grande viaggiatore, il conte Carlo Vidua di Conzano si occupò delle origini monferrine di Colombo. 1559-1713. Con il trattato di Cateau - Cambrésis il Marchesato di Monferrato diventa parte integrante del Ducato di Mantova. I Gonzaga impongono ai Monferrini un regime che non rispetta le secolari tradizioni di autonomia sempre conservate. Viene sventata una congiura ordita per uccidere il Duca Guglielmo capeggiata da Oliviero Capello. Nel 1574 Guglielmo ottiene il titolo Ducale per il Monferrato. Tra i Monferrini illustri da ricordare Guglielmo Caccia detto “Il Moncalvo”(1568-1625) e la sua bottega dove sviluppa anche la sua arte la figlia Orsola.Molte le opere in Monferrato. Con Vincenzo I alla fine del secolo Casale diventa la Cittadella più fortificata d‟Europa (nominata anche nel cap. XXVII dei Promessi sposi). Tutto il Monferrato paga grandissimi tributi per questa opera. La Cittadella più famosa d‟ Europa fu visitata nel 1656 anche l‟ex regina di Svezia Cristina, personaggio famoso in quegli anni per la sua cultura e personalità. Nel corso del „600 la città di Casale e tutto il Monferrato sono continuamente sottoposti ad assedi ed a passaggi di truppe che saccheggiano e devastano. Si susseguono due guerre di successione per il Monferrato dichiarate dai Savoia che da tempo anelavano al possesso del ducato e successive lotte tra Francia e Spagna che si affrontavano per motivi di dominio politico sull‟Italia (i Francesi con i Savoia da un lato e gli Spagnoli di Milano dall‟altro). Particolarmente colpiti Vignale con due saccheggi e Casale che con la sua Cittadella, che già era costata immani sacrifici economici ai casalesi, subisce ben 5 assedi. Non mancò neppure il flagello della peste che scoppiò nel giugno del 1630.

Montemagno (AT)
Montemagno (AT)
Montemagno Castello
Saluzzo (CN)
Saluzzo (CN)

La Madonna del Pozzo a San Salvatore e la Madonna dell‟Assalto a Rosignano 15 maggio 1616: è in corso la guerra di successione del Monferrato tra il Duca di Savoia sostenuto dai francesi ed il Duca di Mantova sostenuto dagli spagnoli. Un soldato spagnolo passando nei pressi di San Salvatore cerca di bere un po‟ d‟acqua da un pozzo scavato nel terreno. Sorpreso da qualche nemico viene spinto nel pozzo. Prega la Vergine, di cui era molto devoto, e , miracolosamente, l‟acqua del pozzo si innalza fino a farlo affiorare, salvo, sul terreno. Sul luogo sorge ancora oggi il Santuario della Madonna del Pozzo. 21 aprile 1640 Casale e la sua cittadella sono assediate dalle truppe spagnole e difese dai casalesi e da un drappello di soldati francesi. Una delle poche località dei dintorni, non ancora occupate dagli spagnoli, è la rocca di Rosignano. Una batteria di cannoni viene collocata a Cella Monte e si intima la resa a Rosignano. Il presidio oppone rifiuto e viene sferrato l‟attacco. Quando la situazione sembra ormai completamente perduta un gruppo di assediati trasporta sui bastioni, dalla chiesa di Sant‟Antonio, la statua della Madonna del Rosario. Dice la tradizione che una parte dei soldati spagnoli smise di sparare ed una parte si diede alla fuga e l‟assalto venne sospeso. Si gridò al miracolo e la Madonna fu chiamata Madonna dell‟Assalto. La festa viene celebrata ogni anno il 21 aprile con celebrazioni civili e religiose. Come in parte già detto dopo un XVII sec. terribile per il Monferrato che ha subito passaggi continui di truppe straniere con assedi, massacri e devastazioni anche i rapporti tre il Duca di Savoia ed i francesi diventarono tesi. Nel 1705 i francesi conquistano la rocca di Verrua, dopo di che nel 1706 invece i Sabaudi con Vittorio Amedeo II, che ebbe il supporto delle truppe imperiali guidate dal Principe Eugenio Savoia Soisson, sventarono l‟assedio francese di Torino (episodio di Pietro Micca). Nel 1707 Le Renard, così veniva chiamato il Duca di Savoia, entra trionfante a Casale. L‟avanzata dei Savoia è inarrestabile. Nel 1708 il Duca Ferdinando Carlo di Gonzaga Nevers viene accusato di fellonia da parte dell‟imperatore e perde tutti i suoi poteri. 1713. Il Ducato di Monferrato passa al Duca di Savoia Vittorio Amedeo II. Con il definitivo passaggio al Ducato di Savoia terminano la gloriosa storia di indipendenza del marchesato di Monferrato, dei suoi Signori e dei quasi tre secoli di Casale Monferrato capitale. Fig. 9: Veduta di Casale assediata. Circa 1640 xiligrafia, firmata da Giangiacomi. Milano: raccolta Bertarelli 7 Con la pace Utrech (1713) il Basso Monferrato con Casale e Alto Monferrato con Acqui diventano territorio piemontese. Vittorio Amedeo II assume il titolo di re di Sicilia che in seguito diverrà di Sardegna. Le campagne sono comunque sempre più povere. Rifioriscono attività artistiche solo con la costruzione di chiese. Da ricordare l‟architetto casalese Francesco Ottavio Magnocavalli 1707-1789 (detto anche Magnocavallo) conte di Varengo che progettò molte chiese Monferrine: Varengo, Casorzo, Ottiglio Moncalvo, Solonghello, nonché Santa Croce (rifacimento) e palazzo Leardi a Casale e molti altri edifici civili e religiosi.

Casale, anche se privata di alcune sue peculiarità come il Senato (attuale Corte D‟Appello), vede fiorire alcuni splendidi palazzi voluti dalla nobiltà locale. Ne è uno splendido esempio la spettacolare via Mameli dove si incontrano tra altri i due palazzi Gozzani di Treville e Gozzani San Giorgio, palazzo Sannazaro e palazzo Magnocavalli.

Nel 1805 si ricorda la frase “Casale è una città di tutto riguardo” attribuita al conte Champigny, ministro di Napoleone Buonaparte, che percorreva via Mameli, preparando la visita dell‟Imperatore con la consorte Fig. 10: Moncalvo, Chiesa di Madonna delle Grazie (1758) Fig. 11: Casale Monferrato, Palazzo Gozzani San Giorgio (1778) 8 Giuseppina. Durante l‟occupazione napoleonica fu sindaco della città, o meglio Maire, Giorgio Rivetta (1753- 1826) che fu capace di salvare dalla demolizione il castello e scongiurare l‟abolizione del tribunale. Con la soppressione di tutti i conventi fu trasferita la sede municipale nel convento di Santa Croce (oggi sede del Museo Civico). Proprio durante il periodo napoleonico si ebbero notevoli ripercussioni anche nei territori piemontesi e quindi monferrini. Il Piemonte divenne territorio francese ed i Savoia ripararono in Sardegna. 1815. Con la restaurazione essi tornarono a Torino ed in Monferrato. Casale mantenne un ruolo di grande importanza nel Regno di Sardegna. Non si può dimenticare, per la rilevanza della sua opera, il casalese Luigi Canina (1795-1856). Architetto, nel 1814, giunse a Roma, dove, introdotto dal marchese Evasio Gozani di San Giorgio, entrò al servizio del principe Camillo Borghese, marito di Paolina Bonaparte. Ottenne quindi una serie di importanti incarichi nella Roma papalina, ricevendo anche riconoscimenti dal Pontefice Gregorio XVI. Tornato a Casale per un breve periodo, salvò, con l‟aiuto di p. Antonio Rosmini fondatore dei padri rosminiani, la nostra cattedrale dall‟abbattimento già deciso. Morì a Firenze dove è sepolto, tra i grandi d‟Italia, in Santa Croce. 1848. Con il “48” anche Casale subisce le conseguenze della 1° guerra d‟indipendenza quando gli austriaci dopo aver sconfitto Carlo Alberto a Novara, dilagano anche nel resto del Piemonte ed a Casale tentano di entrare in città fermati solo da uno sparuto manipolo di soldati guidati dal valoroso tenente Carlo Vittorio Morozzo di San Michele che muore nello scontro. Per ricordare questo glorioso episodio in pz. Castello è stato eretto il Monumento alla Difesa di Casale di Francesco Porzio e il Gonfalone della città è stato insignito di medaglia d‟oro. 1870 IL REGNO D’ITALIA. Nel Risorgimento italiano Casale ed il Monferrato accompagnarono il processo di unità d‟Italia anche con il contributo di molti illustri personaggi. Certamente decisivo fu nel 1870 l‟impegno politico di Giovanni Lanza (Casale 1810 - Roma 1882) che, Presidente del Consiglio dei Ministri, diede avvio all‟operazione militare che permise, con la presa di Roma, la conclusione del processo di unità nazionale (breccia di Porta Pia). Anche Filippo Mellana (Casale 1810 - 1879) e Paolo Onorato Vigliani (Pomaro 1814 - Firenze 1900) ricoprirono incarichi ministeriali ed in parlamento.

IL PATRIMONIO DEGLI "INFERNOT" Gli infernot sono utilizzati per la conservazione domestica delle bottiglie e rappresentano vere e proprie opere d’arte legate al “saper fare” popolare. L’area selezionata dall’UNESCO comprende le principali cave da cui si estraeva il materiale lapideo che caratterizza anche l’architettura dei pregevoli borghi d’altura. In stretta connessione sono i territori vitati, storicamente legati alla coltivazione del vitigno Barbera – qui vinificato principalmente come Barbera del Monferrato DOCG – e di altri vitigni minori comunque caratterizzanti il patrimonio di uve piemontesi.