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di Marcella Pace
LANCIANO – L’Abruzzo si presenta e lo fa con una stretta di mano vigorosa che racchiude in un unico gesto tutto quello che ha da offrire ai turisti: mare e montagna, parchi e borghi, città d’arte, cultura, tradizioni, sport ed enogastronomia.
Il momento dell’incontro sarà “Piacere, Abruzzo!”, il primo salone regionale del turismo che si terrà a Lanciano (Chieti) dal 2 al 4 ottobre, “dedicato ai territori e alle eccellenze, incentrato su cammini, parchi, esperienze immersive e innovative, prodotti turistici, ma anche itinerari inediti e tanto altro”, spiega Claudio Ucci, di Abruzzo Travelling, partner tecnico dell’evento organizzato da Regione Abruzzo, Camera di Commercio Chieti-Pescara, Camera di Commercio Gran Sasso e Lancianofiera.
Il contatto sarà diretto grazie a Buy Abruzzo, l’incontro con 40 buyer e tour operator italiani e internazionali. “Verranno dall’Italia e dall’Europa, dagli Stati Uniti, dal Giappone e da Taiwan”, anticipa Ucci. “Sarà il luogo dell’incontro tra domanda e offerta, dove buyer nazionali e internazionali incontreranno operatori, strutture ricettive e imprese turistiche per sviluppare relazioni commerciali, costruire nuovi pacchetti e favorire l’incoming verso la regione”.
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Pecore e transumanza. Due parole profondamente legate alla storia dell’Abruzzo interno e a quella di intere comunità dell’Aquilano e della Marsica, dove per secoli il movimento delle greggi ha scandito il calendario, l’economia e anche l’alimentazione.
Il giorno di San Michele Arcangelo, protettore dei pastori – il 29 settembre – era la data tradizionalmente fissata per la partenza della transumanza. Le greggi lasciavano i pascoli montani per raggiungere le pianure, e un clima più mite, seguendo una fitta rete di tratturi che attraversava l’Appennino collegando l’Abruzzo alla Puglia. Una pratica antica fatta di percorsi, soste e conoscenze tramandate nel tempo, che dal 2019 è Patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco.
La pecora, nei secoli, era considerata una colonna portante dell’economia delle regioni appenniniche centro-meridionali, un animale prezioso che garantiva possibilità di sopravvivenza e di arricchimento grazie alla lana, al latte, ai formaggi e, naturalmente, alla carne e ai pellami.
Una centralità che si riflette ancora oggi nella cultura gastronomica delle aree interne abruzzesi con preparazioni tipiche della cucina regionale, dall’arrosticino alle costine alla brace e alla pecora alla cottora – detta anche cutturu o callara, a seconda delle zone in cui viene preparata.
Nella ristorazione mainstream si sta lentamente riscoprendo l’utilizzo della carne di pecora, ma non è sempre facile trovarla nei menù se non, come detto, nelle preparazioni tipiche e nelle forme più note, in primis per il suo sapore deciso che non incontra il gusto di tutti, ma anche per la necessità di lunghe cotture.
È partendo da questa materia prima che ha scelto di lavorare Andrea Di Stefano, cuoco, pizzaiolo e proprietario del ristorante Je Tizzone a Scurcola Marsicana (L’Aquila), sulla via Tiburtina Valeria. Nel suo locale la carne di pecora è diventata oggetto di una ricerca che, partendo dalle preparazioni della tradizione, vuole spingersi verso nuove interpretazioni.
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