Una ricerca iniziata nel 2011
Quando Cirelli imbottiglia i primi vini vinificati in anfora, la scelta rappresenta un approccio ancora poco esplorato nel panorama vitivinicolo italiano e in particolare in Abruzzo. L’anfora diventa uno strumento di ricerca, attraverso cui osservare il rapporto tra vitigno, suolo, annata e vinificazione.
Atri, nel cuore delle Colline Teramane, è il luogo nel quale questa ricerca prende forma. Il paesaggio dei calanchi e i suoli argillosi contribuiscono a definire un'identità territoriale precisa, che Cirelli sceglie di interpretare attraverso un linguaggio contemporaneo.
È in questa relazione tra territorio e metodo produttivo che l'anfora trova il proprio significato. Il suo utilizzo permette di accompagnare la fermentazione e l'affinamento senza introdurre gli stessi elementi aromatici tipici di altri materiali, mantenendo il focus sulle caratteristiche dell'uva e sulla loro evoluzione.
Il risultato è un vino nel quale l'anfora diventa uno strumento al servizio dell'identità territoriale. Una distinzione importante per Cirelli, che in quindici anni ha trasformato una scelta inizialmente sperimentale in un vero e proprio linguaggio produttivo.