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IL TRENTO DOC DI ALBINO ARMANI TORNA A VINITALY 2026 CON NUOVE ANNATE ED ESPRESSIONI
La storica azienda della Vallagarina presenta a Verona le nuove annate del suo Trento DOC: Clé Dosaggio Zero 2021 e la nuova Riserva 2019
Dal 12 al 15 aprile 2026
Padiglione 5, Stand A6 - Veronafiere
Dolcè - Un racconto che attraversa oltre quattro secoli di storia e trova nella montagna la propria voce più autentica. È quello di Albino Armani – Nel Vino dal 1607, realtà profondamente legata al contesto alpino, che a Vinitaly 2026 presenta la nuova annata del Trento DOC Clé Dosaggio Zero 2021, accompagnata dal nuovo millesimo della sua Riserva 2019, sintesi evolutiva di un progetto che ha nella quota la sua cifra stilistica.
Dalle origini trentine fino all’espansione nei territori limitrofi del Nordest – dalla Valle di Marano in Valpolicella Classica, dove la viticoltura si spinge ai limiti altitudinali dell’areale, fino all’Alto Friuli, protetto dalle Alpi Carniche – il filo conduttore della produzione Albino Armani è uno solo: la cornice prealpina e alpina. Una dimensione che non è solo geografica, ma identitaria. È qui che prende forma uno stile produttivo riconoscibile, che ricerca vini di grande finezza, eleganti, capaci di lasciare piena espressione al territorio, senza cedere a eccessi di intervento.
La viticoltura in quota rappresenta così il denominatore comune di tutta la produzione triveneta firmata Albino Armani 1607: un approccio che trova la sua più compiuta espressione sull’Altopiano di Brentonico, alle pendici del Monte Baldo, dove vigneti allevati a pergola trentina si estendono fino a superare gli 800 metri di altitudine. Qui, su suoli magri, basaltici e ricchi di scheletro, si creano le condizioni ideali per la produzione di basi spumante di livello.
È da questo contesto che nasce il Trento DOC Clé Dosaggio Zero, che a Vinitaly si ripresenta con il millesimo 2021, annata particolarmente favorevole che ha permesso di esprimere al meglio l’equilibrio e la finezza della montagna trentina. Le condizioni climatiche hanno infatti permesso una maturazione lenta e regolare delle uve Chardonnay e Pinot Nero – assemblati in egual misura –, preservando una spiccata acidità che diventa elemento fondamentale per la produzione di bollicine montane di grande qualità. Dopo la preparazione della cuvée, il tiraggio avviene in primavera; le bottiglie riposano poi sui lieviti per almeno 36 mesi prima del dégorgement. La scelta del dosaggio zero restituisce un’espressione autentica e senza mediazioni del territorio.
Nel calice, il Clé 2021 si distingue per eleganza e precisione, con una trama aromatica fine e nitida che richiama note agrumate, floreali e di miele, accompagnate da struttura equilibrata, tensione e marcata verticalità. Uno spumante che esprime armonia, pulizia e una naturale vocazione alla sosta in bottiglia, piena espressione di un’annata che ha saputo esaltare origine e stile.
Accanto alla nuova annata, Albino Armani presenta per la seconda volta l’evoluzione del progetto: il Clé Riserva 2019, nato dalla volontà di esplorare il potenziale evolutivo di questo vino oltre i tempi canonici.
“Insieme a mio padre Albino e al nostro enologo Marco Campostrini abbiamo scelto di approfondire il potenziale evolutivo del Clé, andando oltre i tempi di affinamento tradizionali – commenta Federico Armani, sesta generazione che da anni affianca il padre nella parte produttiva, e continua - È così che prende forma la Riserva, con una permanenza sui lieviti di almeno 60 mesi, nata dal desiderio di sperimentare e metterci alla prova. Il lungo élevage ha dimostrato di esaltare ulteriormente la qualità e la complessità di questo metodo classico”.
La spumantistica di montagna rappresenta per la famiglia Armani una vera e propria filosofia produttiva: richiede rigore, attenzione e rispetto per un ambiente che non concede scorciatoie, ma che, proprio per questo, sa restituire vini di grande identità. “È la quota, insieme alle caratteristiche del territorio alpino, a unire tutte le realtà della nostra azienda, dal Trentino al Friuli fino alla Valpolicella. In ogni luogo abbiamo cercato uno spirito di casa, una continuità che oggi ritroviamo nei nostri vini”, dice Albino Armani.
Un legame profondo con la Vallagarina e con il Monte Baldo, crocevia naturale tra pianura e montagna, tra Veneto e Trentino, dove convivono tradizioni, culture e varietà autoctone ancestrali come la Foja Tonda e la Nera dei Baisi, recuperate grazie a un lavoro iniziato già alla fine degli anni ’80 proprio dalla famiglia Armani e disponibili allo stand di Vinitaly, insieme con tutte le linee di etichette prodotte nelle cinque tenute di proprietà distribuite nel Triveneto. È qui che Albino Armani ha scoperto la propria vocazione ed è da qui che continua, ancora oggi, una storia fatta di appartenenza, ricerca e coerenza.
www.albinoarmani.com
Ufficio stampa Albino Armani
Valentina Fraccascia
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M. +39 349 6225578
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