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Ci sono oli extravergine che nascono per essere semplicemente consumati. E poi ci sono oli che resistono.
Resistono all’urbanizzazione, alla logica della resa per ettaro, alla tentazione di sostituire ciò che è raro con ciò che è più produttivo. L’olio extravergine di oliva da cultivar Quercetano appartiene a questa seconda categoria.
Siamo nel cuore della Versilia, tra le Alpi Apuane e il mare luminoso di Forte dei Marmi.
A Seravezza sopravvive una varietà antica, profondamente legata a un microclima unico: aria marina tiepida che sale dalla costa e brezze fresche che scendono dalle montagne. È qui che l’olivo Quercetano cresce da secoli, modellato dal vento e dalla luce.
L’albero è vigoroso, con il tronco che tende verso l’alto e rami giovani penduli. Le foglie sono lunghe, strette, di un verde lucente che riflette il sole. Le olive, piccole e leggermente allungate in punta, sono da sempre destinate principalmente alla produzione di olio. La resa non è costante. Non lo è mai stata. Ma la qualità, quella sì, è sorprendentemente fedele.
In un tempo in cui molte cultivar vengono selezionate per quantità e standardizzazione, il Quercetano continua a offrire un olio intenso ma elegante, capace di raccontare il suo territorio senza eccessi. È il frutto di una biodiversità che rischia di scomparire.
Negli ultimi decenni, l’espansione edilizia legata al turismo e la scarsa valorizzazione commerciale hanno ridotto drasticamente gli oliveti storici. Intere distese ultracentenarie sono state frammentate, lasciando piccoli appezzamenti tra le abitazioni.
Oggi pochissimi agricoltori imbottigliano questa cultivar in purezza. E proprio per la sua bassa resa, l’olio Quercetano è diventato una rarità-
Per proteggerlo sono nate realtà come l’Associazione Olivo Quercetano e il Presidio Slow Food dell'Olivo Quercetano, impegnati nella tutela degli oliveti storici e nel riconoscimento del loro valore paesaggistico e agricolo. Una battaglia che non riguarda solo l’olio, ma la salvaguardia della biodiversità e dell’identità di un territorio.
Ed è in questo contesto che il racconto diventa concreto.
A Seravezza, Maria Cristina Pellizzari custodisce un oliveto secolare di 3 ettari con circa 250 piante, per la maggior parte ultracentenarie. La gestione è rispettosa, senza utilizzo di prodotti chimici. L’irrigazione viene effettuata solo quando strettamente necessario, seguendo il ritmo delle stagioni.
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