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Guido Scialpi Editore

Cala l’import in valore, ma crescono le distillerie
 
 
L’import di whisky in Cina registra un incremento quantitativo del 26,6, nel periodo da gennaio a ottobre dell’anno scorso, ma in valore l’import è rimasto praticamente stazionario, registrando un +0,21%.
 
Questi dati, riferiti dall’associazione cinese produttori di alcolici, rivelano una forte caduta del valore del whisky importato dalla Cina, in linea con l’andamento dell’import di whisky registrato nel 2024, quando la quantità del whisky importato subì una contrazione del 10,50%, mentre la perdita in valore fu del 22,79%.
 
Secondo i rilevamenti dell’associazione produttori cinesi, la Cina conta oltre 450 milioni di consumatori di alcolici, con vendite annuali che superano i 200 miliardi di euro, e sono oltre 10 le grandi distillerie la cui produzione genera un fatturato annuo superiore a 3 miliardi di euro. Le distillerie di whisky operanti in Cina sono oltre 50, e la crescita della domanda interna ha indotto Pernod Ricard e Diageo ad aprire loro distillerie nel paese.
 
A dissuadere i distillatori cinesi dal produrre whisky, secondo quanto rivela il loro presidente Song Shuyu, è la necessità di lunghi periodi di invecchiamento e di lunghissimi immobilizzi di capitale. Sono ancora rari i whisky di produzione cinese che vengono offerti sul mercato nazionale corredati dell’indicazione dell’invecchiamento.