Articolo di Vilma Nazzi
E’ il giorno dell’Unità Nazionale ed è insieme la festività delle Forze Armate. Non occorre aggiungere altro ed è meglio non soffermarci né sull’unità del nostro paese né sull’impiego delle nostre Forze Armate. Un pensiero di condivisa pietà e di lacrime intrattenibili davanti ai gradoni del Sacrario di Redipuglia; ogni anno mi reco per un momento di raccoglimento per il ricordo di due nonni, entrambi mai conosciuti , che lì rispondono “PRESENTE” .
Il paesaggio del Carso è aspro e nessuno l’ha cantato meglio di Scipio Slataper, caduto giovanissimo in una delle infinite feroci battaglie della Prima guerra mondiale “Il Carso è un paese di calcari e di ginepri. Un grido terribile, impietrito …. Bora. Sole. La terra è senza pace.” Il titolo del libro è ‘Il mio Carso’e vale la pena leggerlo per capire quanto in passato la vita sul Carso fosse dura ,fino ad una cinquantina di anni fa, con una terra povera, coltivata a fatica, ogni pezzetto strappato alla natura inospitale.
Rosso è il colore del Carso, le vene metallifere nella roccia, la terra color argilla e il vino più tipico è il TERRANO di colore rosso rubino intenso, il profumo ricorda il lampone, di sapore asciutto e si accompagna con piatti forti, di carni, con sughi saporiti. In questa regione il vino era già noto da tempo. Plinio il Vecchio nella sua’ Naturalis Historia’ racconta che Livia, la terza moglie di Augusto, amava il ‘ nobile vinum pucinum’ e aveva raggiunto gli ottantasei anni grazie ad una dose quotidiana di questa bevanda e ne consigliava le virtù terapeutiche. Quindi possiamo continuare a brindare con il vino e non con la Coca-cola! Tuttavia del Pucino non c’è traccia anche se alcuni millantatori sostengono di continuarne la coltivazione.

Il Terrano è un vino della tradizione del Carso triestino, a cui cantine come Kante hanno voluto affiancare una vinificazione moderna, che lo ha portato ad ottenere un prodotto autentico e nobile. Macerazione di 3 settimane. Il vino in seguito affina per un periodo di 36 mesi in botti di rovere da 25 hl; imbottigliato senza filtrazioni.
Con il Terrano ancora coltivato, vi trascrivo una ricetta: è una gelatina di Terrano che si accompagna con formaggi ben stagionati, come il pecorino del Carso. Si fa cuocere a fuoco basso per una mezz’ora , mezzo litro di Terrano, 100 grammi di zucchero, cannella, un pezzo di scorza di limone e uno d’arancia, chiodi di garofano e succo di limone; evaporati all’incirca due terzi del composto iniziale, si toglie la pentola dal fuoco e si eliminano le spezie. Si sciolgono 20 grammi di gelatina in un po’ di vino rosso freddo, si unisce al resto e si mescola con cura. Raffreddato in un contenitore di vetro, la gelatina è pronta da servire sul formaggio.
Questa terra è stata trascurata solo nei decenni dopo la Seconda guerra mondiale, quando è stata forte l’emigrazione degli abitanti in Australia, in Argentina, negli Stati Uniti. Chi restava piantava spesso i vitigni più disparati tra i vecchi rimasti e si prendeva quel che c’era e nell’uso linguistico rimase solo la differenziazione tra bianco e nero.