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Giornale dei Distillatori

PECHINO COLPISCE I DISTILLATI EUROPEI DI VINO E VINACCIA PER VENDICARE LE AUTO ELETTRICHE CINESI
 
La trappola delle ritorsioni eterogenee
 
Con la motivazione ufficiale di un provvedimento anti-dumping, le autorità cinesi hanno fatto scattare dall’11 ottobre i dazi all’importazione di acquaviti di vino e di vinaccia provenienti dall’Unione Europea, un provvedimento che era stato già reannunciato – e sospeso – il 28 agosto (vedi il numero scorso di questo Giornale, in prima pagina): ora gli importatori cinesi di acquavite di vino dall’UE dovranno trattenere depositi
cauzionali sulla base di dazi anti-dumping, in valore il 34,8%.
In realtà, l’inchiesta sul presunto dumping europeo era stata avviata fin dallo scorso gennaio dal Ministero del Commercio cinese (MOFCOM), ufficialmente motivata da una denuncia di distillatori cinesi: ne abbiamo parlato diffusamente, a suo tempo. Ma nessuno ha mai dubitato della reale natura ritorsiva dei dazi di Pechino sui brandy europei, decretati ora appena quattro giorni dopo il voto di Bruxelles per l’imposizione definitiva europea di dazi “compensativi” sull’import di automobili elettriche cinesi, delle quali era stata denunciata la produzione sottocosto sostenuta dal governo di Pechino.
 
Non è certo la prima volta che l’export europeo di spiriti viene colpito come vittima collaterale di conflitti sui mercati internazionali, i cui protagonisti reali avevano ben altre dimensioni: i nostri lettori ricorderanno che non molto tempo è trascorso dalla chiusura della vertenza fra UE e USA, in cui la posta in gioco aveva dimensioni enormemente più ampie dei valori di acquaviti e liquori (si trattava di aerei e acciaio), le cui esportazioni bilaterali soffrirono molto a causa della reciproca imposizione di dazi punitivi.
Le vere motivazioni di Pechino
Ora verrebbe da pensare che la mossa di Pechino sia intesa a colpire prevalentemente la Francia: era stata Parigi a spingere più di tutti, nell’UE, perché fosse contrastato l’export cinese di autovetture elettriche. E la maggior parte delle acquaviti di vino importate dalla Cina proviene dalla Francia. Eppure, il danno è pesante anche per Italia e Spagna, e coinvolge anche i distillati di vinaccia.
 
La strozzatura dello sbocco cinese per i nostri Brandy e Grappe è oggetto di commenti molto preoccupati in Italia: secondo il presidente di AssoDistil Antonio Emaldi, “con questo livello di dazi non si farà altro che bloccare le esportazioni, portando di fatto alla saturazione del mercato Europeo. Un mercato – aggiunge Emaldi – che, viste le ultime tendenze, va verso una de-alcolizzazione dei prodotti con la conseguente potenziale immissione in consumo di almeno due milioni di ettolitri aggiu tivi di acquavite di vino entro il 2030, che di fatto sarebbe il doppio di quanto prodotto dall’intera UE nel 2022 secondo i dati dichiarati dalla Commissione. Questa scelta sta USA: accentuata riduzione dei consumi alcolici, ma i RTD vanno bene.
 
I primi sette mesi del 2024 registrano negli Stati Uniti un calo dei consumi più accentuato delle già negative previsioni: secondo i dati diffusi dall’International Wines and Spirits Report (IWSR), nel periodo gennaio-luglio le vendite degli spiriti negli USA accusano una contrazione del 3% in volume (dopo che l’annata 2023 già si era chiusa con una riduzione del 2,3% del totale delle bevande alcoliche).
Su questo andamento negativo spicca in controtendenza il settore dei RTD (ready-to-drink, i pre-miscelati), che godono di una crescita del 2% in volume.
 
Alcuni commentatori attribuiscono la negatività della tendenza al rincaro dei prodotti sul mercato, anche se trova conferma il fenomeno “premiumisation”, ossia la domanda più forte per i prodotti di alta gamma (ma di basso volume): crescono i super-premium (+4%) e i premium (+6%), che non bastano tuttavia a compensare la riduzione del volume dei prodotti medi (-3%). Si riduce anche il volume dei prodotti di altissima gamma (gli ultra-premium), del -8%.
 
Non va bene nemmeno per il settore della distillazione artigianale: secondo i dati provvisori dell’American Craft Spirits Association (ACSA), nel periodo settembre 2023–agosto 2024 il volume del mercato statunitense degli spiriti artigianali è diminuito per la prima volta da quando si rilevano questi dati (nel 2016). Ma il volume era già sceso del -3,6%, a 13,5 milioni di casse, nel 2023 (contro i 14 milioni del 2022). In termini di valore, tuttavia, il mercato ha raggiunto 7,8 miliardi di dollari di vendite con un tasso di crescita del -1,1%. rivoluzionando il mercato in tempi insostenibili per distillatori e produttori del comparto vinicolo, che di fatto vedono chiuse le porte verso un intero mercato”.
 
Gli sviluppi della situazione hanno indotto anche il direttore di AssoDistil Sandro Cobror ad annunciare il congelamento di fatto della campagna di promozione, già finanziata dall’Unione Europea con quasi quattro milioni di euro, avviata per promuovere il marchio IG del Brandy Italiano proprio nel mercato cinese. Ci rimetteranno quelle imprese che avevano scelto di promuovere in Cina il Brandy italiano – commenta Cobror – e che adesso vedono a rischio i propri investimenti.
 
Da parte Federvini, la presidente Micaela Pallini denuncia il fatto che “l’immediata reazione della Cina rappresenta un ulteriore passo verso una vera e propria escalation. Gli operatori, in così poco tempo, dovranno sostenere degli oneri improvvisi. Chiediamo con urgenza – ha detto ancora Pallini – al Governo italiano di attivarsi con la Commissione Europea affinché siano intrapresi tutti gli sforzi diplomatici possibili con la Cina per individuare una soluzione negoziata.
 
La contromisura cinese lascia presagire un forte irrigidimento che non tiene minimamente in considerazione i numerosi sforzi di collaborazione che il settore ha profuso sin dall’inizio dell’indagine” (questa conclusione della dichiarazione della presidente di Fededervini si riferisce alla promessa di Pechino, in fase di avvio di inchiesta di anti-dumping, di applicare sanzioni attenuate per quegli esportatori che avessero “collaborato” con gli inquirenti cinesi - “Collaborato”: qualunque cosa questa parola voglia dire nel lessico del regime di Pechino).
 
Le reazioni internazionali Ulrich Adam, direttore generale di spiritsEUROPE (la federazione europea delle associazioni nazionali dei produttori di spiriti), denuncia “l’impatto estremamente negativo sugli esportatori di spiriti da vino e da vinaccia verso la Cina, che è uno sbocco importante per l’export.
Dal gennaio 2024 – lamenta Adam – il nostro settore ha collaborato pienamente con le autorità cinesi, dimostrando trasparenza totale. L’evidenza dimostra chiaramente l’assenza di dumping. Il nostro settore è una vittima collaterale di un conflitto commerciale più vasto, perché la decisione delle autorità cinesi viene presa in reazione alla votazione EU della settimana scorsa sui dazi sulle automobili. Rivolgiamo un appello alla Commissione Europea perché moltiplichi gli sforzi intesi a trovare urgentemente una soluzione negoziata con la controparte cinese”.
 
Bruxelles, peraltro, si è già fatta sentire, ed ha diramato un comunicato annunciando il ricorso agli organismi internazionali: “La UE considera con la massima serietà qualsiasi uso sleale degli strumenti di difesa commerciale contro qualsiasi settore della nostra economia. L’abuso della difesa commerciale per motivi inappropriati è una chiara violazione delle regole del WTO (è l’Organizzazione Mondiale del Commercio, OMS – n.d.r.). Di conseguenza, la Commissione contesterà con forza a livello di WTO l’annunciata imposizione di misure antidumping provvisorie da parte della Cina sulle importazioni di brandy dall’UE. Parallelamente, la Commissione individuerà e valuterà attentamente tutte le possibilità di offrire un sostegno adeguato ai produttori UE che devono affrontare l’impatto negativo di questa decisione ingiustificata del governo cinese.
 
Abbiamo a disposizione strumenti per affrontare gli impatti negativi sui produttori UE, derivanti da situazioni di turbativa del mercato, o dalla minaccia di provocarle. La Commissione si schiererà sempre con fermezza e senza timore dalla parte dei produttori UE, dell’industria, di un commercio aperto ed equo e di condizioni di parità a livello globale”.
 
Inutilmente, prevedendo lo scontro sino-europeo, esponenti del mondo vinicolo francese avevano esercitato pressioni sul loro governo, intese a far slittare il voto della Commissione Europea sull’inasprimento dei dazi da imporre sulle batterie delle auto elettriche cinesi. Ora che il guaio è scoppiato, alza la voce il Bureau National Interprofessionnel du Cognac (Bnic): “Le autorità francesi non possono abbandonarci e lasciarci soli di fronte a ritorsioni cinesi che non riguardano noi. Come ripetiamo da mesi, l’effetto di queste tasse sarebbe catastrofico per i nostri settori e le nostre regioni; occorre fare tutto il possibile per evitare questo esito. Chiediamo al nostro Governo di adottare finalmente le misure necessarie per porre fine a questa escalation, di cui siamo ostaggi e il cui esito è ora più minaccioso che mai”.
 
 Anche in Spagna, il presidente del Consejo Regulador del Brandy de Jerez, Ricardo Rebuelta, ha espresso viva preoccupazione per la “rappresaglia” cinese che colpisce “ingiustamente” il brandy, perché non ha alcun nesso con il comparto automobilistico. Rebuelta teme molto l’innesco di una spirale di ritorsioni “sproporzionate”, e sottolinea che la via di uscita deve essere il dialogo.
 
All’indomani dell’annuncio di Pechino, sui mercati azionari mondiali i titoli delle società europee del settore spiriti hanno reagito molto male, con pesanti ribassi delle quotazioni: in un solo giorno, a Londra, Remy Cointreau ha perso il 6,4%, Lvmh il 4%, Pernod il 4,2%, e anche Campari ha perso l’1,7% (aveva ultimamente acquisito Courvoisier).
 
 
 

GIORNALE DEI DISTILLATORI

 
ALCOLI - ACQUAVITI - LIQUORI Mensile di informazioni economiche, tecnologiche e normative
Anno XXXVII - n. 421 - Ottobre 2024 - ISSN - 0017-0119
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