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Riceviamo da un lettore la segnalazione di un articolo e di un libro che Luciano Fiordiponti ha pubblicato in questi giorrni su "dissapore"... IWS ne rilancia la domanda centrale e l'incipit, affidando ai lettori i commenti e le reazioni all'articolo e al libro "Non me la bevo" di cui si può leggere cliccando su https://www.dissapore.com/bere/cosa-ce-dietro-il-vino-rosso-una-legge-ci-impedisce-di-conoscere-il-vitigno-della-bottiglia-che-beviamo/

Tutte riflessioni, critiche e considerazion che vengono alla luce soltanto ora, dopo molti anni dalla promulgazione delle leggi di riferimento e aprono nuovi indirizzi per il più ampio dibattito che si sta accendendo in questa stagione, quando “la capacità di resilienza del comparto vinicolo italiano è messa a dura prova, condizionata da forze politiche, economiche e sociali che non sembrano considerare il vino quell’elemento centrale della cultura occidentale qual è stato per secoli." come dibattuto a Vino Vip.

 

Cosa c’è dietro il “vino”: una legge ci impedisce di conoscere il vitigno della bottiglia che beviamo - Perché la legge ci impedisce di conoscere da quale uva proviene il vino che stiamo bevendo? Le legge e il suo paradosso dietro al "vino bianco" e al "vino rosso".

Cosa c’è dietro il “vino rosso”: una legge ci impedisce di conoscere il vitigno della bottiglia che beviamo
Poche cose, giuro, mi tolgono il sonno come l’illogicità di alcune cose. I tipi che in autostrada occupano la corsia di sorpasso e poi rallentano. I camerieri che mi chiedono se l’acqua la voglio “leggermente” (“leggermente” cosa, buon dio?). Tra le cose attualmente prive di una benché minima logica c’è il non poter conoscere l’uva o le uve con le quali vengono prodotti alcuni vini. Non un fatto secondario, dato che ogni singolo vitigno esprime note organolettiche uniche e peculiari. Eppure è proprio la legge italiana a prevedere tale censura.

La questione è magistralmente spiegata da Michele Antonio Fino nel suo ultimo libro “Non me la bevo“, volume che reputo fondamentale per chi oggi volesse approcciarsi al vino e non apprezzasse la comunicazione veicolata sui social a colpi di reel demenziali, “location/esperienze esclusive” e informazioni che ancheggiano tra il grossolano e l’errato. Non una lettura-passatempo, bisogna essere provvisti di attenzione; ma d’altronde Fino è Professore Associato di Diritto Romano e Diritti dell’Antichità all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo: avesse voluto scrivere un libro-passatempo avrebbe parlato di Seattle ai tempi del grunge (e comunque non ne sarei troppo sicuro).

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