- Articolo di Mario Lettieri* e Paolo Raimondi**
Chi ancora pensa che i Brics siano un club di paesi con idee interessanti ma poche chance di
successo, dovrebbero prendere in considerazione con maggior attenzione il recente summit
del G77 + la Cina tenutosi a Cuba pochi giorni fa. Realisticamente si dovrebbe prendere atto
che è in corso un inarrestabile e incontenibile processo per ridefinire la governance globale.
Il Gruppo dei 77 fu creato nel 1964 dai paesi in via di sviluppo del Sud del mondo, i
cosiddetti non allineati, che volevano mantenersi indipendenti, fuori dall’orbita degli Usa e
di Mosca. Fin dal suo inizio ha lottato per realizzare un nuovo ordine economico
internazionale più giusto, senza nuovi colonialismi e vincoli che generino sotto sviluppo. - Oggi il G77, organizzazione intergovernativa delle Nazioni Unite, con la Cina conta ben 134
paesi membri e rappresenta l’80% della popolazione mondiale e 2/3 degli Stati membri
dell’Onu. Non ne fanno parte i paesi occidentali dell’Organizzazione per la cooperazione e
lo sviluppo economico (Ocse), quelli della Comunità degli stati indipendenti, guidata dalla
Russia, e quelli del Commonwealth britannico. La Cina, pur non essendo membro del
gruppo, lo sostiene fortemente da decenni. E’ per questa ragione che il summit di Cuba
s’intitola “G77 + Cina. Current development challenges: the role of science, technology and
innovation”. - Sono ben consapevoli della continua e irrisolta crisi economica e finanziaria internazionale.
Essi notano con profonda preoccupazione che “le principali sfide generate dall’attuale
ingiusto ordine economico internazionale per i paesi in via di sviluppo hanno raggiunto la
loro espressione più acuta”. Nella dichiarazione finale si avanzano la proposta di “una
riforma dell’architettura finanziaria globale” e la richiesta di “un approccio più inclusivo e
coordinato alla governance finanziaria globale con maggiore enfasi sulla cooperazione tra i
paesi”. - Evidenziano che “le sanzioni unilaterali contro i paesi in via di sviluppo non solo minano i
principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite e dal diritto internazionale, ma costituiscono
un ostacolo serio al progresso della scienza, della tecnologia e dell’innovazione, e alla piena
realizzazione dello sviluppo economico e sociale”. Ne chiedono l’immediata eliminazione.
Evidenziano anche “le ripercussioni negative e devastanti delle misure coercitive sul
godimento dei diritti umani, compreso il diritto allo sviluppo e al cibo”.
Il fatto che abbiano posto al centro i temi della scienza, della tecnologia e dell’innovazione
dice molto sulle strategie future delle economie dei paesi in via di sviluppo. Le emergenze
continue provocate dal debito, dall’inflazione, dalla mancanza di cibo e dai disastri climatici
restano in prima fila, ma il cosiddetto Sud globale ormai consapevolmente si pone con forza
di fronte alle nuove sfide tecnologiche epocali. - La scienza, la tecnologia e l’innovazione e la collaborazione scientifica aperta ed equa, si è
afferma, sono gli strumenti imprescindibili per superare la subalternità rispetto al vecchio
mondo e ai monopoli tecnologici.
Il summit si è soffermato molto sui grandi danni prodotti dall’illusione dell’unipolarismo,
contrapponendo con vigore l’approccio multilaterale per uno sviluppo più equo e pacifico.
Al riguardo è molto significativo l’intervento del segretario dell’Onu Antonio Guterres che
ha riconosciuto come il “G77 + la Cina” sia “da sempre sostenitore del multilateralismo”.
Rispetto al tema della conferenza egli ha aggiunto che “le regole per le nuove tecnologie non
possono essere scritte solo dai ricchi e dai privilegiati”. Con i prezzi degli alimenti alle
stelle, con il debito che aumenta, con i disastri climatici, la situazione si presenta sempre più
insostenibile e serve un cambiamento per creare un nuovo mondo che non può seguire
ancora i dettami delle strutture globali degli organismi internazionali, che a detta di Guterres
stesso, sono stati deludenti. - Anche nell’Assemblea generale dell’Onu, Guterres l’ha ripetuto, aggiungendo che un
mondo multipolare contrapposto rischia lo scontro. “Ci stiamo avvicinando sempre più a una
grande frattura, ha detto, è tempo di rinnovare le istituzioni multilaterali. Ciò significa
riformare anche il Consiglio di sicurezza in linea con il mondo di oggi.”.
Anche su questo l’Unione europea, purtroppo, si mostra troppo vassalla e poco
indipendente, silente e sempre assente.
*già sottosegretario all’Economia **economista