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Articolo di Mario Lettieri e Paolo Raimondi


E’ molto severo il giudizio di Jacques de Larosière sulla gestione della politica monetaria
delle banche centrali. L’ex direttore del Fondo monetario internazionale, del Tesoro francese
e della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, ha plasticamente spiegato le loro
errate decisioni ricordando “il racconto di Goethe dell' apprendista stregone il cui goffo uso
dei poteri magici produce una scia incontrollabile di disastri”. Niente di più vero.
de Larosière non è stato un santo nella sua lunga carriera di alto dirigente delle politiche
monetarie francesi e internazionali. I Paesi in via di sviluppo non hanno un buon ricordo
dell’austerità e delle dure condizioni imposte dal Fmi. Fa, però, piacere, oggi che non è più
costretto da responsabilità, sentirlo esprimere liberamente giudizi tranchant sulla politica
monetaria dominante.

In un suo recente scritto ha affermato: “Le banche centrali di tutto il mondo hanno
acquistato enormi quantità di titoli di stato ad alto prezzo, il cui valore, come risultato delle
loro azioni di inasprimento degli interessi, è successivamente crollato precipitosamente.
Sfortunatamente, hanno incoraggiato le istituzioni finanziarie private a seguirne l' esempio,
con conseguenze nefaste. Lungi dal promuovere la stabilità, le banche centrali hanno tenuto
una lezione magistrale su come organizzare una crisi finanziaria.”.

In questo modo esse hanno indebolito i propri bilanci e la propria reputazione. Com’è noto,
con i quantitative easing i loro bilanci sono cresciuti a dismisura, pieni di asset backed
security, titoli di dubbio valore, e di titoli pubblici acquistati dalle grande banche
internazionali. Questi ultimi, ritenuti “sicuri” e “protetti” all’inizio, adesso, grazie
all’aumento dei tassi d’interesse, sono in perdita. Le banche centrali, quindi, sono nei guai.

In verità lo sono molto di più le banche commerciali private perché esse devono valutare le
partecipazioni obbligazionarie in rapporto al loro valore di mercato, rendendole vulnerabili
alla fuga dei depositanti. Le banche centrali non devono affrontare questo pericolo poiché le
loro partecipazioni obbligazionarie non sono valutate in rapporto al mercato ma in base alla
convenzione contabile secondo cui esse sono detenute al valore nominale fino alla loro
scadenza.de Larosière aggiunge:” Riducendo i tassi di interesse quasi a zero e continuando il QE per
un periodo irragionevolmente lungo, le banche centrali hanno aumentato il credito e la
domanda nell'economia, il che probabilmente avrebbe portato sia all'inflazione sia agli
investimenti speculativi, che alla fine sarebbero andati male quando i tassi di interesse
sarebbero aumentati.”.

Il risultato alla fine è stato il contagio tra le banche centrali e quelle commerciali, soprattutto
se queste ultime operano in un ambiente mal regolamentato e se sono mal gestite.
Negli Usa la Federal Deposit Insurance Corporation (Fdic), l’agenzia federale che garantisce
i depositi fino a 250.000 dollari, già a marzo stimava che le banche americane erano sedute
su perdite non riconosciute di circa 600 miliardi di dollari sui loro titoli in portafoglio - una
cifra che saliva ben oltre 1.000 miliardi se si includono le perdite sui prestiti a basso
rendimento. Inoltre, molte di queste banche hanno anche livelli rilevanti di depositi non
coperti dalla Fdic.

In generale, le banche private, se non funzionano, sono a rischio di bancarotta, come
abbiamo visto nelle settimane passate. Questo non vale per le banche centrali che in caso di
bisogno potrebbero chiedere una ricapitalizzazione, anche se non facile e a condizioni
pessime. E’ vero che le banche centrali sono indipendenti ma, di fatto, sono fortemente
coinvolte in questioni fiscali e dipendenti dai mercati finanziari.
de Larosière teme che il risultato più probabile possa essere la stagflazione, che produrrebbe
una serie di tensioni politiche ed economiche. E aggiunge: “Con la loro gestione della
politica monetaria, le banche centrali hanno contribuito all'inflazione e a indebolire il
sistema finanziario”.” Sono conclusioni molto pesanti.

*già sottosegretario all’Economia **economista