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Articolo di Mario Lettieri* e Paolo Raimondi**


Il fronte economico e monetario internazionale è molto più attivo di quanto si pensi o si ammetta.
Poca attenzione è stata data alla dichiarazione di Vladimir Putin quando, durante i colloqui di
Mosca con il presidente cinese Xi Jinping, ha affermato che “la Russia è favorevole all’uso dello
yuan negli accordi con i Paesi dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina”. Putin ha fatto notare
che due terzi delle transazioni tra Russia e Cina sono già regolati in rubli e yuan. Adesso Mosca si
impegna ad impiegare la moneta cinese anche nei pagamenti con altre nazioni. Chiaramente è uno
stimolo verso molti altri Paesi a sostituire il dollaro nelle loro transazioni e nei loro commerci.

L’effetto internazionale di tali scelte monetarie non può essere sottovalutato anche perché i timori
suscitati dalle recenti turbolenze bancarie negli Usa stanno rendendo meno attraenti gli asset basati
sul dollaro. Certo esso continua a mantenere la sua centralità rispetto alle valute dei Paesi cosiddetti
avanzati e a quelle dei mercati emergenti. E’ ancora utilizzato per il 41% nel commercio globale. Il
mondo, però, percepisce che è in corso un cambiamento tettonico.
Persino Jim O'Neill, l'ex economista di Goldman Sachs, sostiene che "il dollaro gioca un ruolo
troppo dominante nella finanza globale” e invita i mercati emergenti a ridurre i propri rischi al
riguardo.

Come già riportato, notevole disagio aveva creato la propensione dell’Arabia Saudita all’utilizzo
della moneta cinese nei pagamenti delle sue esportazioni di petrolio verso la Cina. Vi sono anche
nuovi accordi tra la Cina e il Brasile per commercializzare in yuan e in real soprattutto nel campo
minerario e in quello alimentare e delle tecnologie. Durante un recente seminario organizzato
dall'Agenzia brasiliana per la promozione del commercio e degli investimenti, ApexBrasil, si è
concordato che il Banco BOCOM BBM, nato dall’incontro di una banca brasiliana con una cinese,
aderisca al Cips (China Interbank Payment System), l'alternativa cinese allo Swift, che è il sistema
internazionale più usato per trasferire denaro. Inoltre, la filiale brasiliana della Banca industriale e
commerciale della Cina diventerebbe l‘hub di compensazione in yuan. Si noti che il commercio tra i
due Paesi ha già superato i 170 miliardi di dollari.

I ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali dell'Asean, l’associazione che coinvolge
dieci nazioni del sud-est asiatico, riuniti a Bali, in Indonesia, hanno proposto l’utilizzo delle monete
locali nei loro commerci e di ridurre la dipendenza dalle principali valute. Il presidente
dell’Indonesia, Joko Widodo, ha sostenuto la necessità di proteggersi da “possibili ripercussioni
geopolitiche”. Da ultimo, il primo ministro della Malesia, Anwar Ibrahim, dopo la sua recente visita
in Cina, porta avanti la creazione di un Fondo monetario asiatico per ridurre la dipendenza dal
dollaro e per aumentare l’uso delle monete nazionali nel commercio.
L’India è un caso a parte. Essa si reputa troppo grande per accodarsi alle iniziative di altri, in
particolare della Cina. Nella dirigenza indiana è in corso da parecchio tempo una discussione su
come trasformare la rupia in una moneta internazionale per i suoi commerci e per quelli di altri
Paesi interessati.

Più sorprendente è l’accordo in yuan tra l’impresa petrolifera cinese, la China National Offshore Oil
Company, con la francese TotalEnergies su 65.000 tonnellate di gas naturale liquefatto importato
dagli Emirati Arabi. L’operazione è gestita attraverso la Shanghai Petroleum and Natural Gas
Exchange, la borsa creata anche per favorire i pagamenti in yuan. Sarà interessante conoscere gli
accordi economici stipulati dal presidente francese Macron durante la sua recente visita in Cina.

Si ricordi anche che, nonostante l’opposizione americana, il cancelliere tedesco Scholz pochi mesi
fa ha guidato una folta delegazione di industriali a Pechino. Degli incontri e degli accordi si conosce
veramente poco. Chissà come saranno saldate le fatture commerciali: in euro, in yuan, in dollari o
un mix? La Germania è il primo partner commerciale europeo con la Cina, con un volume di
scambi bilaterali pari a circa 300 miliardi di euro.

Sono iniziative prettamente nazionali ma interessanti. Quale sia l’atteggiamento dell’Unione
europea, non è chiaro. D’altra parte l’Ue non ha una sua precisa politica d’interesse europeo su
molte, troppe, questioni strategiche importanti.

*già sottosegretario all’Economia **economista