
LA LEZIONE CINESE: LA GUERRA SI VINCE SENZA COMBATTERE
Parole e giudizi da incorniciare quelli di Pino Arlacchi pubblicati il 29 dicembre su Il fatto Quotidiano.
‘Si moltiplicano in questi giorni gli interrogativi su chi, infine, prevarrà nel conflitto tra Russia e Ukraina,e su come andrà a finire la guerra per procura tra Washington e Mosca di cui il conflitto è espressione.
'Saltati i negoziati di pace per gli interventi inglesi e americani e radicalizzatesi le posizioni di Kiev, è divenuto ancora più evidente che si tratta di una partita le cui poste sono più grandi di quelle dichiarate. La mia impressione è che lo scontro tra Nato e Russia sia nient’altro che una tappa della fase terminale dell’egemonia americana sul pianeta, dove gli Stati Uniti cercano di ritardare la loro caduta portandosi dietro nel precipizio noi europei. Tutti gli europei, Russia inclusa’.
E Putin – scrive Arlacchi, si è prestato al gioco usando il lato oscuro, la maledizione del potere occidentale, la guerra:uno strumento che sembrava essere diventato obsoleto, inammissibile in un’Europa postbellica divenuta uno spazio di pace. La Russia ha compiuto un reato di eccesso di legittima difesa verso una minaccia che poteva fronteggiare con strumenti diversi dalla specialità della Nato dell’attacco armato’.
‘Perché la Cina sta vincendo?’ Si chiede e chiede Arlacchi. Perché non ha fatto questa guerra. Come non ha fatto le altre sette – Kosovo, Afganistan, Iraq 1991 e 2003, Libia e Yemen – iniziate dall’Occidente dal Vietnam in poi. E perse quasi tutte’.
E qui si apre la questione cinese annunciata dal titolo. 'La più grande delle vittorie – ci ha insegnato Sun Tzu 2.600 anni fa – consiste nel vincere una guerra senza combattere'. Una filosofia che Arlacchi esamina per un’intera colonna..guerre che vengono regolarmente vinte…come lo stesso presidente Carter pare abbia detto a Trump ‘La Cina è in pace con i suoi vicini e con il resto del mondo dal 1979, data del suo scontro di confine col Vietnam n.d.r.)
Pino Arlacchi, all'anagrafe Giuseppe Arlacchi (Gioia Tauro, 21 febbraio 1951), è un sociologo e politico italiano.
Biografia da Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Pino_Arlacchi
Già professore associato di sociologia applicata presso l'Università della Calabria e la Cesare Alfieri dell'Università di Firenze, nonché visiting professor alla Columbia University di New York, è professore ordinario di Sociologia generale presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Sassari.
È stato presidente onorario della Fondazione Falcone e tra gli ideatori della strategia antimafia italiana negli anni novanta del XX secolo. Come consigliere del Ministro degli Interni, ha redatto il progetto esecutivo della DIA, la Direzione Investigativa Antimafia, agenzia interforze coordinata a livello centrale. Ha presieduto l'Associazione mondiale per lo studio della criminalità organizzata.[senza fonte]
Nel 1994 è stato eletto alla Camera, nelle file dell'Alleanza dei Progressisti, in quota Partito Democratico della Sinistra; nel 1996 è stato rieletto al Senato con L'Ulivo.
Dal 1997 al 2002 ha ricoperto l'incarico di sottosegretario generale delle Nazioni Unite, direttore dell'UNDCCP (ufficio delle Nazioni Unite per il controllo delle droghe e la prevenzione del crimine) e direttore generale dell'ufficio delle Nazioni Unite a Vienna. Come direttore esecutivo dell'UNDCP, Arlacchi ha proposto e fatto approvare nel 1998 all'Assemblea generale delle Nazioni Unite una strategia decennale di riduzione della domanda di droghe e di eliminazione delle colture di oppio e coca in tutto il mondo, chiamata "un mondo libero dalla droga"; si è inoltre fatto promotore della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Criminalità Organizzata Transnazionale approvata a Palermo da 124 paesi nel dicembre 2000 e pienamente operativa dal 2003.
Pino Arlacchi ha ripetuto l'esperienza di creazione della DIA promuovendo la nascita di una agenzia speciale antidroga nel Tagikistan, paese collocato lungo la rotta nord della droga che parte dall'Afghanistan e raggiunge i mercati russo ed europeo.
Continua.